CAPITOLO 11 – LA STRADA DEI FANTASMI

Scendendo la scala buia Sol pensò che in fondo non era stata una buona idea, ma oramai quel che era fatto non si poteva disfare. Alla fine della scala un corridoio contorto di mattoni scuri e una debole luce rosata e azzurrina che permetteva appena di vedere dove si mettevano i piedi. Ad un certo punto, dall’ arco di un corridoio laterale spuntò, annusando per terra come per cercare qualche cosa, un grosso tapiro bianco e nero. Sol lo guardò per un attimo mentre l’ animale esplorava muri e pavimento con il suo naso a proboscide, poi disse “tu cosa ci fai qua?” il tapiro lo guardò con aria interrogativa, poi sorrise e disse “mangio i sogni cattivi! vedi come sono grasso?” poi tornò sui suoi passi e sparì da dove era venuto. Più andava avanti nel corridoio e più si faceva strada la musica di un’ arpa a bocca monotona e cattiva. Una voce bassa e tenebrosa ripeteva chissà quale mantra a tratti. Poi il corridoio si aprì su una grotta piena di spuntoni e Sol rabbrividì vedendo quello che succedeva al centro di una spianata.

Un uomo dalle spalle larghe seminudo, con una grande maschera piena di trecce e teschi danzava ritmicamente suonando un’ arpa a bocca e borbottando , nell’ incavo del gomito reggeva un bastone o una specie di lancia, alla cui punta era legato un contenitore che pareva una coppa, chiusa da un piatto. Dal bastone uscivano leggere nebbie lamentose color violetto e su tutta la spianata ardevano fiamme rosa e azzurre, come fuochi fatui. Intorno a lui ammonticchiati teschi e cadaveri da cui venivano lamenti, un odore orribile aleggiava e l’ uomo suonava e mormorava, suonava e mormorava e si confondeva con la nebbia e le fiamme. A Sol la vista parve confondersi e vide due uomini, poi tre, poi uno e poi un gigante e poi nulla e poi lo stesso uomo che danzava in vortici di leggera nebbia. Ad un tratto l’ uomo scosse la testa , prese in mano il bastone e fece un gesto verso di lui, lamenti si levarono e poi si spensero, tutto si calmò pian piano. L’ uomo battè il bastone per terra e con una voce profonda e roca disse “ti ho visto! “. Sol si riprese un attimo e si affrettò a dire “non volevo disturbarti, devo passare di qua per andare dal gigante.” . L’ uomo rise “solo per il fatto che sei qua non tornerai da qua. Per il gigante ci sono molte strade e tu scegli la più bassa. Credi di poter passare? Solo io conosco queste caverne, io e gli spiriti dei morti. Vuoi morire?” Sol rispose “no, voglio solo andarmene da qui, indicami la strada.” l’ uomo rise “oh, non vuoi disturbare eppure disturbi, non vuoi restare eppure non sai dove andare. Ci sono due vie: quei due corridoi la in fondo. Una porta al gigante, dall’ altra non potrai più tornare. Allora ti dirò quello che vuoi , chiedimi quale sia la via giusta, ma attento, io dico sempre la verità o mento sempre, questo non lo sai”. Sol rimase paralizzato. Se avesse chiesto quale fosse delle due la via, il negromante avrebbe potuto mentire oppure no. Quale domanda fare? Sentiva la stanchezza e lo sgomento . Arrivare fin lì e morire in modo così stupido. Morire per una domanda. Poi si calmò e pensò. Infine chiese “se io ti chiedessi se la via a destra porta dal gigante, cosa risponderesti?” il negromante parve sorpreso, poi iniziò a ridere fragorosamente e disse “risponderei sì. La tua intelligenza ti ha salvato. Ora lasciami con i miei morti” Sol chiese ancora “io devo uccidere il re, con il tuo potere potresti aiutarmi.” il negromante si portò l’ arpa alla bocca e disse “io non vedo re qua, solo morti. Vattene.” . Così Sol prese la strada a destra, mentre il negromante riprendeva a borbottare e le anime ad urlare disperate.

CAPITOLO 10 – UNA BIBLIOTECA, UN RAGNO ED UN PICCOLO ESSERE VOLANTE.

Sol entrò nella biblioteca in punta di piedi e da una porta seminascosta sul fondo di un piano elevato, evidentemente gli schiavi lo avevano fatto passare per una strada usata da loro, che doveva essere discreta e veloce per non disturbare i cittadini. Diede un’ occhiata in giro e non sentì alcun rumore, la biblioteca pareva deserta. tuttavia ogni tanto sentiva un debole raschiare ed un risolino. Cercò di muoversi solo tra gli scaffali. Giunto alla fine di uno di essi vide che il piano sopraelevato finiva in un balcone che dava su tutta l’ immensa sala della biblioteca , proprio sul balcone vide una delle scene più strane e curiose che avesse mai visto. Davanti ad una grande scacchiera con molti pezzi stavano un grosso ragno ed un esserino che levitava a mezz’ aria. Pareva un bambino di non più di due anni, nudo, ma con la pelle interamente coperta di una corta e fittissima pelliccia grigio scuro, simile al velluto. aveva due cornine in testa , gli occhi completamente rossi con la pupilla nera e mentre rideva e parlava con il ragno gli spuntavano dalla bocca zannette affilate. Vide che i due erano molto intenti a completare la loro partita e decise di cercare tra i tomi uno che avesse le mappe della città nel modo più silenzioso possibile.

Trovato un libro che pareva fare al caso suo, si mise a leggerlo, quando sentì una vocetta allegra che diceva  “e tu, amico mio, che mossa faresti?” . alzò gli occhi e si trovò davanti i piccoli genitali di un bambino di velluto grigio che sballonzolavano . trasalì e vide che quell’ esserino svolazzava davanti a lui a testa in giù e gambe larghe e pareva divertirsi un mondo. “allora? ” disse l’ esserino rimettendosi dritto “quale mossa amico mio?” Sol rimase per un attimo muto e poi disse “mossa? non lo so, stavo cercando un libro…” dalla scacchiera il vecchio ragno mandò una voce “andiamo Cornetto! non puoi metterci anni solo per una mossa di apertura! e poi questo ragazzo non ne sa niente, lascialo in pace!”

Cornetto si voltò verso di lui, prese Sol per una mano e tirandolo disse “ne sa! ne sa! il mio vecchio amico ne sa più di te! basta spiegargli come vanno le cose! vieni qua, guarda:

vedi? una scacchiera. 121 caselle. Vedi questa prima linea ? sono undici schiavi: muovono di un passo avanti , di lato o indietro. in questa seconda linea ci sono le cinque guardie, muovono di un passo in tutte le direzioni. In ultimo c’è questa linea: in mezzo il re che muove fino a tre passi in qualsiasi direzione, anche cambiando direzione durante la mossa, ma non può mangiare nessun pezzo tranne l’ altro re; ai suoi fianchi le due ombre  , che muovono di tre passi in tutte le direzioni, anche cambiando direzione mentre muovono. poi due demoni, che muovono due passi in tutte le direzioni, anche cambiando direzione mentre muovono . poi due angeli, muovono fino a tre passi in tutte le direzioni, non possono cambiare direzione ma possono saltare gli altri pezzi. Poi due leviatani , che muovono fino a due passi nelle diagonali o di un passo nelle direzioni dritte. infine due giganti, che muovono di quanto vogliono in avanti, indietro, a destra a sinistra. Chi mangia il re avversario fa un punto, chi mangia tutti i pezzi avversari meno il re mezzo punto, chi mangia tutto entro tre mosse dall’ ultima mangiata fa due punti. a quattro punti si vince. Hai capito ?

“sì” disse Sol “ho capito, ma credo che per darvi una mossa giusta dovrei studiare bene il gioco e giocarlo per un pò di tempo, e adesso non ho tempo…”

“visto?” disse il ragno “te lo avevo detto, non ha tempo, come tutti gli schiavi”

“guarda” disse Cornetto “che lui non è uno schiavo e se non volesse ammazzare il re con tanta fretta avrebbe tutto il tempo di giocare con noi ” e poi ruotò sulla la scacchiera nuotando nell’ aria a pancia in su sorridendo divertito e strizzando l’ occhio a Sol che lo guardava interdetto. che qualcuno avesse già parlato? non pareva possibile. “allora vecchio Sol, me la dai una mossa ?” e rise fragorosamente . Sol mise la mano alla spada ma il ragno lo fermò “perdonalo sai… è onniscente ma è come un bambino, si diverte a scherzare…” Sol si calmò un attimo e poi disse “non ci capisco niente! spiegatemi perchè è già stata una giornata impegnativa. ” Cornetto rise fragorosamente ed anche il ragno accennò ad una risatina. Poi si mise a spiegare “vedi, c’è chi nasce biondo e chi moro, chi alto , chi basso e chi con otto zampe come me, lui è nato onniscente oltre al resto che vedi. Sa qualsiasi cosa e pare anche che non invecchi. un bibliotecario ideale, se non fosse per il fatto che è quasi completamente fuori di cervello.” Cornetto parve arrabbiato “io fuori di cervello? casomai il Re! lui sì! pensa che mi ha fatto un maleficio e fino a che questa città non sarà rasa al suolo non potrò uscire da questa biblioteca! e il peggio è che qua non viene mai nessuno! tutti soldati che vogliono fare la guerra in questa maledetta città. stiamo qua a giocare a milik da anni! E tutto questo per uno scherzetto da due soldi!” il ragno intervenne con un sibilo “scherzetto da due soldi, lo chiama lui! digli cosa hai fatto!” Cornetto sospirò “semplicemente ho insegnato agli straccioni la musica per uccidere gli uomini verdi. Mi pareva giusto perchè loro sono tanto forti e gli straccioni suonano il komus tanto bene… vedessi come si è arrabbiato quel vecchio zucchino marcio del Re! ” Sol disse “sei fortunato che non ti ha fatto uccidere!” Conetto alzò le spalle “e come avrebbe mai potuto fare? amico mio ti dico una cosa vera: ognuno a questo mondo ha un solo modo per essere ucciso, tanto è vero che muore solo una volta. il mio modo è differente da tutti gli altri e solo io e quel bravo spirito lucente che ha creato il mondo sappiamo come!” il ragno sospirò “insomma, vuoi lasciar andare questo povero ragazzo? se poi distruggerà la città tu sarai libero finalmente!” Cornetto parve riflettere un attimo “già, già! e allora come può arrivare al gigante? perchè è dal gigante che vuoi andare, giusto… non certo passando per la cava, troppe guardie… e neanche per i giardini, troppi serpenti… ci sarebbe la via…” e fece un gesto come per dire “sotto”; il ragno trasalì “ah, no! quella meglio di no! lo sai che quello è più matto di te! Oltre a giocare con gli spiriti dei morti, che già di per se è una cosa da fare con parsimonia, è anche cannibale!” Cornetto lo guardò scettico “parli proprio tu?” il ragno si giustificò “che c’ entra, per me è naturale…” Sol li interruppe “insomma , ditemi questa via, cannibali o no!” i due si guardarono e Cornetto disse “basta che arrivi in fondo alla biblioteca, c’è una scala ed in fondo a quella una botola. vai lì dentro e poi sempre dritto. Ma non far caso al negromante, è un bravo ragazzo ma da quando è morta sua moglie non è più lo stesso. Ah, già… gli piacciono gli indovinelli. se risponderai bene ti farà passare, altrimenti… la tua lama e il tuo komus non basteranno contro gli spiriti… mi dispiacerebbe perchè sei un bravo ragazzo…” gli disse dandogli una pacca sulla spalla “visto che sai tutto, potresti darmi la risposta…” disse Sol “e che divertimento ci sarebbe? ” concluse Cornetto alzando le spalle. Nonostante il ragno lo scoraggiasse Sol giunse al fondo della biblioteca ed aprì la botola che dava su una scala buia.

CAPITOLO 9 – CONTADINI

Uscirono dal corridoio in una larga arena contornata da alte mura. Da una parte un basso insieme di capanne e uomini e donne in cattive condizioni. Dall’ altra parte un’ altra porta e davanti una guardia con una lunga asta. La sua guardia lo condusse in una delle case, molte persone li seguirono in silenzio.

La guardia parlò e disse: “questa lama che ti ho preso mi piace molto, me la terrò. Adesso ti dico cosa succederà: tu sarai messo in catene, dovrai servire nella città nei posti dove ti condurremo noi, dovrai dare sangue una volta a settimana . “

Sol era sorpreso : “sangue? perchè?”

una donna tra le persone venne avanti e disse “dicono che siamo contadini ma non è vero: siamo schiavi e si nutrono del nostro sangue. Non hanno campi e pochi animali, gli alimenti servono solo per i nobili. E’ da noi che prendono il nutrimento i soldati e le guardie.”

Sol si sedette ad un tavolo ed aprì la borsa, poi disse: “e voi tutti non vi ribellate a questo? vi schiavizzano, bevono il vostro sangue e voi state tranquilli?”

La donna continuò “ci danno da vivere e da mangiare, non ci trattano troppo male anche se siamo schiavi. ci sono modi peggiori di vivere. ti ci abituerai”

Sol la guardò e disse “dici? io credo che non ci sia modo peggiore , invece. Dovete fare quello che dicono, dovete addirittura dargli il vostro sangue e ne siete anche felici? siete bestie senza intelletto o uomini?”

Un uomo disse “mi pare inutile fare questa discussione. Sì , molti di noi vorrebbero ribellarsi, ma non abbiamo la forza… forse se qualcuno…”

ma la donna lo zittì “silenzio! fare questi discorsi davanti ad una guardia! dobbiamo essere grati per quello che abbiamo. Comunque tu sei uno dei nostri ed ora neanche tu hai la forza di ribellarti”

Sol rispose “no? allora guarda!” e poi rivolto alla guardia: “io ti consiglio di darmi l’ arma, perchè se non me la darai ti ucciderò per riprenderla”

la guardia rise fragorosamente “tutti uguali voi nuovi arrivati! vorrei proprio vedere come farai! nessuno qua dentro , neanche tutti insieme , possono battere la forza di un soldato del re! queste persone dicono giusto, e tu abituati!”

Ma mentre parlava Sol aveva tolto la pagnotta dalla sacca e l’ aveva aperta, rivelando un’ arpa a bocca all’ interno. la guardia rimase a bocca aperta per la sorpresa , ma Sol aveva già cominciato a suonare. Dopo pochi secondi la guardia cominciava a sbavare ed a vomitare sangue davanti agli occhi attoniti di tutti , dopo neanche un minuto era morto e Sol recuperò l’ arma , pulendola dai residui immondi.

Poi mangiò tranquillamente il suo pane e formaggio e si rivolse alla donna : “adesso mi posso fidare di voi o devo uccidervi tutti?”

la donna rispose “davanti alle guardie diciamo una cosa, ma quando sono lontane diciamo altro. Noi non abbiamo la forza, sul serio. Ma tu come farai? anche con questa magia la città è un posto pericoloso”

Sol disse “non ti preoccupare per me. Allora, dove devo andare per avere un aiuto in questa città? devo aprire le porte agli straccioni per demolire tutto e poi andare dal re”

la donna gli disse “puoi uscire solo in due modi: dalla porta da cui sei entrato o dall’ altra, ma come vedi c’è una guardia”

Sol chiese “e dopo dove devo andare ?”

la donna rispose “sappiamo che ci sono pochi esseri in questa città che non sono d’ accordo con il re… il gigante, forse, quello che fa funzionare tutto giù nelle miniere… quando gli portiamo da mangiare a volte ci parliamo… dicono che lo fanno lavorare al buio perchè non si ribelli… ma devi trovare una strada senza guardie ed è difficile… forse… puoi andare alla biblioteca, lì troverai qualche indicazione e per la strada non ci dovrebbero essere troppe guardie “

Sol gli disse “disegnami una mappa, le guardie non sono un problema come hai visto.  Quando sarò andato nascondete i cadaveri e se vi interrogano per caso direte la verità. Quanto tempo ho prima che qualcuno si accorga che le guardie mancano?”

La donna disse “per lo meno mezza giornata. Con il sangue che ci levano noi siamo deboli e due guardie bastano a tenerci a bada e fanno turni abbastanza lunghi perchè non hanno paura di distrarsi… anche se nessuno si ribella gran che” e lo disse con vergogna .

Sol si alzò e disse “bene, questa volta vi ribellerete una volta per tutte. quando sentirete il suono dell’ arpa a bocca su tutta la città allora fuggite.” uno degli altri disse “ma ci uccideranno!”

Sol lo guardo serio “a me sembrate già morti. per una volta potreste dimostrare il contrario”. Prese la mappa disegnata dalla donna , uscì e si avvicinò alla guardia della porta suonando l’ arpa e quella fu cadavere così velocemente che non fece a tempo a lasciar cadere l’ arma. Sol pensò che era facile. Per adesso.

CAPITOLO 8 – LE GUARDIE DELLA PORTA

Si svegliò prima dell’ alba ed uscì a pregare. Quando ebbe finito i primi raggi del sole si stavano spandendo e vide distintamente, nella luce ambrosiale, una piccola macchia di sole color verde brillante. Da quel raggio si espanse il buio. Un buio caldo, come non aveva mai visto ne sentito. Poi qualcosa che lo faceva vibrare nell’ abisso assoluto. Dal nulla una nebbia azzurra e luminosa si dirigeva verso il suo cuore che pulsava anch’ esso di azzurro. Poi luce rossa, come una voce che lo guidava. Improvvisamente il suo cuore divenne rosso e si unì a tutti gli altri cuori di tutti gli esseri viventi dell’ universo e tutti pulsavano all’ unisono. Pian piano in basso vide il terreno illuminato nuvole di spore verdi e infine una luce gialla abbacinante illuminò tutto e l’ interno di tutto e divenne il sole all’ orizzonte, che si stava levando e addolciva di colori tenui l’ aridità del deserto .

Il vecchio stava uscendo e lo vide. Lo scosse e gli chiese “cos’ hai visto?”. Sol non rispose, lo guardò e il vecchio fu spaventato. Poi disse “ho visto che è ora di andare” e sorrise.

Alle porte della città si sarebbe fatta festa per tutta la settimana, il vecchio disse a Sol che una massa di pellegrini stava andando nelle sale del re ed era per questo che avevano scelto quei giorni per entrare. Con la folla dei pellegrini la gente non fece caso ai piccoli gruppi di straccioni che, durante i giorni, arrivavano e si accampavano nei dintorni. Non videro per niente, impegnati come erano a far festa, la grande massa di straccioni che si stabiliva dalla parte del cimitero.

A metà della settimana il vecchio andò da Sol e disse: “siamo pronti, ma come sai noi non possiamo entrare perchè ci riconoscono. Devi entrare per primo ed aprirci dall’ interno o trovare qualcuno che lo faccia per te. Se fallisci non avremo altre occasioni per molto tempo”  Sol disse “Credo proprio che non fallirò” il vecchio fece una faccia strana “Mi vuoi dire cosa hai visto prima di partire?” Sol rispose “Non credo che capiresti… luci” il vecchio sorrise leggermente “Sì, tu non fallirai.” poi continuò “passa con i pellegrini ma dì alle guardie che vuoi andare a lavorare nei campi. Ti porteranno dai contadini, probabilmente tra loro troverai aiuto perchè non sono come gli uomini del re.”

Sol si diresse verso la porta insieme alla massa di pellegrini, le guardie controllavano i lasciapassare e Sol , che non lo aveva, disse di voler andare a lavorare nei campi. Allora le guardie lo scortarono verso una specie di ufficio dove uomini del re e uomini che parevano sani, stavano riempiendo carte e compilando documenti.

Un uomo si rivolse a lui: “cosa vuoi qui?” Sol rispose “sono qua per lavorare nei campi” allora l’ uomo chiamò qualcuno nella stanza accanto , ricevuta risposta affermativa diresse Sol verso la stanza dicendo “rivolgiti a lui chiamandolo signor capitano” e tornò ai suoi documenti. La stanza era ingombra di libri e carte, due uomini in armatura con vistose cicatrici verdi erano lì a discutere, uno si girò e si diresse verso di lui : “sei qui per i campi?” Sol rispose “sì signor capitano” l’ uomo si avvicinò , lo squadrò e poi vide la lama appesa al fianco e disse “sei armato?” Sol rispose “la uso per tagliare la legna e altre cose” il capitano si rivolse all’ altro e disse ” prendi la sua arma!” la guardia prese la lama , poi lo perquisì : gli tastò le spalle , il corpo, le gambe, poi gli guardò gli occhi e controllò le palpebre . Sol pensò che fosse per vedere se era malato. Il capitano prese la borsa di Sol e ne tirò fuori il pane e il formaggio che si era portato, gliela restituì e si rivolse all’ altro: ” scortalo dai contadini!” La guardia lo spinse avanti verso una porta e passata quella Sol vide che l’ entrata si restringeva fino allo spazio che era necessario per far passare due cavalli appaiati. Più avanti una seconda porta, più piccola. Quando si aprì  una guardia con una lunga asta li fece passare . Sol ebbe un brivido e pensò che c’ era qualche cosa che non andava. Perchè voltandosi indietro vide che la guardia con l’ asta non sorvegliava la porta, ma il corridoio che era davanti a loro. La gente poteva entrare, ma non poteva uscire!

CAPITOLO 7 – LA PROVA

Due mesi erano passati dacchè il vecchio era tornato in città. Non si era più visto e si avevano  solo notizie sporadiche. Intanto Matis insegnava a Sol a suonare l’ arpa e quel ritmo che avrebbe dovuto uccidere gli uomini del re.

La comunità degli straccioni a Sol piaceva molto. Lavoravano di continuo e nessuno si lamentava, una cosa che avevano in comune con i cavatori di pietra che lo avevano cresciuto, la differenza era che gli straccioni lavoravano solo per loro e non per altri. C’ era commercio tra le isole del deserto e circolavano le merci più disparate. Quasi tutto era barattato ed a volte concesso semplicemente perchè chi lo chiedeva ne aveva bisogno, basandosi sull’ accordo che quest’ ultimo avrebbe restituito il favore appena possibile. Era un popolo in guerra e per questo curava molto la propria pace quotidiana.

Ogni giorno , oltre al lavoro, ci si allenava. Ci si allenava in prove di forza o al combattimento, corpo a corpo o con le lame o armi da tiro e da lancio, proprio come fa un esercito che però era composto da tutta la popolazione; spesso i bambini erano più bravi e più spietati dei grandi. Si studiava, anche: filosofia, storia, musica e la religione aveva un ruolo importante, sebbene non ci fossero sacerdoti di mestiere. Tutti cercavano di contribuire e chi non faceva del suo meglio veniva redarguito.

La vita era dura e così la gente che vedeva tutti i giorni, anche se scherzavano spesso e non mancavano di festeggiare ad ogni occasione: si facevano feste in cui era uso mangiare, bere e competere nella lotta. Un giorno, appunto, durante una di queste feste, Sol stava affrontando il suo terzo avversario, quando proprio nel bel mezzo della lotta la gente ammutolì e tutti si misero ad ascoltare il vento. Il suono lontano di un’ arpa a bocca faceva vibrare l’ aria: il vecchio era tornato. Non era solo.

Le vedette arrivarono e fecero andar via la gente che si rifugiò in casa, ma trattennero Sol dicendo: “no, è per te, tu stai qua”. Dal bosco il vecchio arrivò suonando l’ arpa e girandosi di frequente, dietro di lui un uomo verde, talmente distrutto dalla malattia da non essere quasi più un uomo. Le membra erano deformate e come in decomposizione, un’ orbita era tumefatta dalle cicatrici verdi. seguiva il vecchio e cercava con le mani di afferrare l’ aria e le note che volavano dal Komus . Quando il vecchio fu a pochi metri da Sol smise di suonare e gli lanciò l’ arpa, poi fuggì in casa.

L’ uomo verde si scosse , sembrò riprendere coscienza, si guardò intorno e vide Sol. Ebbe un moto di rabbia, ringhiò, dette un pugno su una grossa pietra che si spezzò in due, poi si avvicinò a Sol, minaccioso. Sol si mise in guardia, ma non aveva armi. L’ unica cosa che aveva era il komus . Allora indietreggiò e cominciò a suonare, il ritmo monotono della musica si alzò nell’ aria, il corpo dell’ uomo verde si contrasse ma non si fermò, Sol continuò ad indietreggiare e suonare, suonare ed indietreggiare, inciampò su una pietra e cadde, ma non smise di suonare. L’ uomo verde si fermò, si toccò il ventre , poi iniziò a ringhiare, sbavare, infine vomitò un fiotto di sangue scuro e ancora, ed ancora. Sol continuò a suonare finchè il corpo non fu immobile.

La gente uscì dalle case urlando ed applaudendo, quando il vecchio si avvicinò ridendo, Sol lo colpì con un pugno ben assestato e lo mandò a sedere per terra, ma il vecchio non smise di ridere, si rialzò e lo andò ad abbracciare. “ahahah! finalmente finalmente ! allora ti hanno insegnato bene!” Sol rispose con rabbia “siete impazziti tutti quanti? mi avrebbe ucciso!” Il vecchio rispose “oh, sì, lo sappiamo bene! ma non lo ha fatto e tu hai dimostrato di saper suonare! E’ la prova che ci serviva! ” ma visto che Sol sembrava non essere convinto, il vecchio continuò “non capisco perchè ti arrabbi… se vuoi imparare ad usare l’ arco bisogna che tu usi l’ arco, se vuoi imparare a lottare bisogna che tu lotti, credevi forse di andare in guerra solo carico di belle teorie?” Sol riflettè e pensò che aveva ragione, ma chiese “e se non fossi riuscito?” il vecchio allargò le braccia “bè, forse saremmo usciti e lo avremmo fatto noi. Ora qua! preghiamo, e poi festeggiamo tutta la notte, tra due giorni partiamo per andare in città! tutti insieme!” ed andò a dirigere la preghiera di ringraziamento. Sol rimase un poco dubbioso, prima di iniziare a pregare, pensò “che vuol dire “forse” ? “.

CAPITOLO 6 – IL TEMPIO DEGLI STRACCIONI

il tempio sorgeva sopra un monte in mezzo al deserto. il monte si stagliava in mezzo ad una grande oasi rigogliosa, ma non vi crescevano palme e non c’ era sabbia, era come un’ isola in mezzo al mare. Sull’  isola boschi ed erba lunga , rada tra le rocce che spuntavano. Il vecchio aveva un passo sorprendentemente veloce per l’ età che dimostrava. arrivati al limitare dell’ oasi, emise quattro o cinque note con la sua arpa e poi le ripetè e di nuovo e di nuovo. Dal bosco si udì risposta. presero un sentiero che girava intorno al monte e fatta una curva si trovarono in una grande spianata nel bosco rado che cresceva su quella parte della montagna. c’erano casette di legno grezzo poste in circolo ed in mezzo una costruzione più grande e circolare. C’ erano anche molte persone, uomini e donne, giovani, vecchi e bambini che giocavano, molte più persone di quelle che aveva visto al villaggio. Salutarono il vecchio con un inchino al suo passaggio e lui si fermò a parlare con loro brevemente. Tutti parevano incuriositi dal nuovo venuto e li seguirono mentre entravano nella costruzione circolare.

In mezzo ardeva un fuoco e un pò distaccate dalle pareti delle colonne di legno intagliato dove qualche persona leggeva i simboli che vi erano scritti. Sol le guardò e chiese “che c’è scritto sopra? sono poesie?” il vecchio si sorprese ” sulle colonne sono scritti i versi del nostro oracolo. è il mezzo più semplice per avere risposte dagli spiriti senza cavalcare l’ arpa ed andare a trovarli nel loro mondo. lo usano anche nel monastero in città, ce l’ hanno rubato, se si può rubare una cosa del genere… anzi, dovremo tirare le sorti per te. non affido un canto potente ad una persona che non conosco” Sol chiese ancora “che dei adorate qua?” il vecchio si sedette vicino al fuoco e spiegò “gli spiriti. che poi è come dire che non lo sappiamo. alcuni hanno nomi, ma in generale noi abbiamo rispetto per tutti. sappiamo che negli universi esiste un mistero profondo, che tutto è vivo e che ogni cosa ha uno spirito o se vuoi un meccanismo che la fa funzionare. potresti ben dire che il dio unico è lo spirito del tutto, noi ci accontentiamo di parlare con quelli un pò più vicini a noi, che parlano in modo un pò più comprensibile. ora vieni, prima di darti il canto devo vedere chi sei veramente.” Vide che c’ erano diverse persone che tiravano l’ oracolo, facendo girare come trottole delle assicelle che ricadevano su una faccia o sull’ altra e dai simboli sopra prendevano il responso. Sol si sedette accanto al vecchio e tutte le persone presenti si sedettero e si azzittirono. il vecchio tirò fuori una bottiglia e un involto di pelle, stese l’ involto a terra e ne tirò fuori delle piccole assicelle di legno . versò tre spille di liquido per terra ed una sulle assicelle e disse “una libagione per i morti, una per i vivi, una per gli spiriti, una per l’ oracolo! terra, aria, acqua e fuoco!” alzò le assicelle  al cielo e disse “uno e molti, molti di uno , uno di molti , un detto, una parte, una risposta alla mia domanda, questo chiedo e questo voglio per un antico patto!” cominciò a cantare, come un mugolio, un canto di gola e gli altri presenti lo seguirono , poi gettò le assicelle sulla pelle e tutti ammutolirono di colpo. Le assicelle non erano cadute. se ne stavano lì, ferme in piedi come se fossero piantate nel terreno. la gente mormorava, Sol chiese “è un buon risultato?” il vecchio disse “non è mai successa una cosa del genere. anche tu che non conosci l’ oracolo puoi ben vedere che non è una cosa normale” tutti erano attoniti. il vecchio riprese le assicelle e le gettò di nuovo. di nuovo non caddero. la gente parlava a voce bassa. il vecchio disse “ringraziamo, ringraziamo , uno, due, due, quattro, ringraziamo!”. Alla fine il vecchio tirò un sospiro e disse “sì,ora ti insegnerò il canto. E vedremo quello che succede.  o meglio lo farà qualcuno più adatto. Dovrai restare qua un pò di tempo finchè non lo eseguirai bene. Poi dovrai provarlo, anche, per questo io vado al villaggio e tornerò tra un pò. questa è mia figlia ti insegnerà lei” si fece avanti una bella ragazza dagli occhi grigi e dai capelli lunghi , sorrise e disse “sono Matis. che canto ti devo insegnare?” Sol rispose “io sono Sol. il canto che uccide gli uomini della città” la gente nel tempio ammutolì di colpo e Matis chiese “padre, che sta dicendo?” il vecchio rispose “quello che ha detto. il canto che uccide gli uomini verdi. ” qualcuno dal gruppo disse “allora sarebbe ora di fare festa per l’ occasione!” e il vecchio “tutte le scuse sono buone per fare festa! ma questa volta no, non prima che tutto sia compiuto! mi raccomando, concentratevi e lavorate, avremo da fare. preparatevi a fare le valige perchè dovremo tornare con lui. quando avrà imparato il canto vi spiegherò tutto. adesso vado”.

Matis, il vecchio e Sol uscirono dal tempio, il vecchio si rivolse a Sol e disse: ” vedo che hai molte domande negli occhi. Mia figlia risponderà.” così dicendo si allontanò. Matis lo condusse in una casa al limitare del cerchio, gli fece mettere le sue poche cose in una stanza e poi cominciò ad armeggiare in dispensa per cucinare qualche cosa. Sol la interrogò:

“vivi anche tu qui?” chiese

“questa è casa mia” rispose lei “ma tu puoi restare quanto vuoi” rispose lei mentre tagliava verdure e carne.

“ti ringrazio, tuo marito è al lavoro?” si informò Sol

“non ho marito e prima che ti venga in mente qualche cosa sappi che non siamo solo sciamani e musicisti, siamo anche guerrieri e lottatori, tutti.” lo guardò e lui si sentì un pò più piccolo.

“non ho brutte intenzioni, ti assicuro” disse

“bene, perchè a volte gli stranieri cercano quello che non possono avere, e poi non riescono più a suonare l’ arpa perchè non gli funzionano più le braccia o peggio”

“parlami di quest’ arpa. Ho viaggiato un pò e vedo che non molti popoli la suonano”

“non come noi. comunque un giorno, quando il mondo era ancora giovane, un uomo era andato a caccia di orsi. Ne vide uno nella foresta che si era avvicinato ad un’ albero schiantato da un fulmine. Chissà cosa cercava nonno orso, comunque grattò il tronco con le zampe e da un pezzo di legno schiantato uscì un bel suono. il cacciatore si dimenticò della caccia e il suono gli rimase in testa. ci pensò parecchio e decise di costruire uno strumento. provò con il legno, provò con l’ osso e non funzionavano male, ma poi sua moglie, che era figlia di un fabbro, gli fece costruire un komus di metallo. Da lì è iniziato tutto.”

“komus?”

“è il nome dell’ arpa nella nostra lingua, ma noi non parliamo la nostra lingua al di fuori delle comunità”

“un’ altra cosa. Se questo canto è così importante perchè lo affidate ad uno sconosciuto?”

“E’ semplice: siamo in guerra. Hai visto il deserto ma non hai visto come era prima. prima il deserto non c’ era. il re ha distrutto la foresta ed ha fatto avanzare il deserto, tolto l’ acqua, ucciso molti animali. All’ inizio ha convinto molti di noi a seguirlo con promesse e con i sogni, quando è stato troppo tardi ci siamo opposti ma il suo esercito era troppo forte ed instancabile. Siamo riusciti a confinarli in città , anni fa, ma si stanno riorganizzando. io allora ero piccola ma ho combattuto anche io. così ora noi sopravviviamo nelle isole del deserto, ci travestiamo da mendicanti  ed andiamo in città pochi alla volta per tenerli sott’ occhio. loro non ci fanno entrare, è come se ci fiutassero dal sangue e non è possibile attaccarli dall’ esterno. Così ci serve qualcuno che non abbia il nostro sangue, riesca ad andare all’ interno e ci spiani la strada. Evidentemente mio padre ha visto in te qualche cosa di particolare e l’ oracolo gli da ragione. Se riusciremo ad entrare in città faremo rifiorire il deserto.”

“Allora siamo d’ accordo. Io vado in città per distruggerla”

“ecco perchè mio padre questa volta è così convinto. ma non credo sia un’ impresa facile per un solo uomo”

“tu insegnami quel canto e state pronti. Comunque non so come farete, mi pare che siate in pochi.”

“ah! tu non sai niente di niente! siamo molti invece. ci sono centinaia di isole e sono tutte collegate. a quest’ ora già tutte le comunità sapranno che sei qua. loro si riorganizzano, ma anche noi non smettiamo di addestrarci”

“allora questo canto?”

“domani” disse lei “ora mangia. Gli mise davanti uno stufato di carne e verdure e si sedette a mangiare con lui.

CAPITOLO 5 – IL VILLAGGIO VICINO ALLA PORTA

Girò intorno alle grandi mura e presto sentì odore di fumo e cibo, e confusione di gente. poi apparvero case e piccole strade lastricate di pietre. Questa città ha un’ altra città fuori dalle mura, pensò. c’ erano case e locali aperti, banchi che vendevano verdure , piante, animali vivi o morti, in gabbia o già cucinati. Si fermò ad un banco che vendeva birra e panini con frattaglie, si mise a sedere ed ordinò da bere e da mangiare. Pensò che era meglio mangiare il più possibile quando ne aveva occasione, dato che non sapeva quando avrebbe mangiato di nuovo.

intanto guardava la vita nella strada, c’ era parecchia gente tutta indaffarata a comprare, vendere , barattare. ascoltando sentì uno strano ritmo, un brusio di sottofondo, come se qualcuno stesse suonando la corda di un arco, un arpa o qualcosa di simile, si voltò verso il rumore e vide una specie di mendicante ed intorno a lui dei bambini. tutto il gruppo stava suonando degli strumenti strani, appoggiandoli sulla bocca e pizzicandoli. Si voltò verso il proprietario del banco, un uomo calvo, alto e dalla gran barba, chiese: “che stanno facendo quei bambini?” pulendo un boccale l’ uomo rispose: “suonano l’ arpa a bocca. Non c’è dalle tue parti? se non c’è sei fortunato. qua tutti la sanno suonare e ne hanno una sempre con se, per molte buone ragioni” Sol chiese “dimmene una” l’ uomo si appoggiò al banco , puntò un dito verso un passante e disse “eccone una”. Il passante si comportava in modo strano , aveva delle macchie verdi sulla pelle del viso, un occhio era iniettato di sangue e camminava come se avesse le visioni, i suoi occhi non mettevano a fuoco. parlava con le persone, comprava qualche cosa dai negozianti ma era come se fosse assente. Sol chiese “che cos’ha quel tizio? che malattia è?” il proprietario del banco rispose: “ha quello che hanno tutti gli abitanti della città. il male dei sognatori, lo chiamiamo. dicono che venga dal re in persona. se non ti proteggi diventi come loro. chi abita troppo nella città lo prende. Una notte sogna il re e si sveglia intontito, poi cominciano a spuntare le macchie. ma il peggio non è quello. il peggio è che hanno una forza sovrumana e sono violenti verso quelli che non hanno quel male. Senza ragione , pare, scattano così dal nulla urlando cose incomprensibili su padre Adam e sul dio unico.” e Sol “e le arpe a bocca che c’ entrano?” l’ uomo rispose “ah, sono l’ unica maniera per tenerli a bada. Il suono dell’ arpa a bocca li intontisce. I mendicanti dicono che potrebbe anche ucciderli, ed ogni tanto succede se suonano al ritmo giusto, ma è una cosa di cui non abbiamo bisogno, vengono qua e comprano , non rimangono mai più di un giorno fuori dalle mura e in fondo con un’ arpa a bocca li può tenere a bada anche un bambino.” Sol disse “mi sa che allora avrò bisogno di imparare a suonare, perchè devo andare in città” l’ uomo trasalì “spero che tu non abbia bisogno di rimanerci di notte, davvero. non è per niente un posto sicuro, non per noi e soprattutto per gli stranieri. comunque se hai bisogno di un’ arpa puoi andare dal fabbro.”

finì di mangiare e andò dal fabbro che gli stese davanti quattro o cinque piccoli strumenti. assomigliavano a delle forcelle con una lamella in mezzo, alcune erano di ferro, altre di bronzo o ottone, alcune finemente decorate “ecco straniero” disse il fabbro “un bel ricordo da portarsi a casa; ti piace il bronzo, il rame, l’ ottone o il semplice ferro…” sol disse “a me piacerebbe una che funzioni bene, vorrei anche suonarla” il fabbro ridacchiò poi ne prese una semplice, da sotto il banco “ecco, questa non è bella ma funziona. E’ il modello che diamo ai bambini, sono quelli che ne hanno più bisogno. Sai, quei tizi… quelli verdi insomma… odiano i bambini più di ogni altra cosa.” Sol chiese “perchè mai?” il fabbro alzò le mani “non si sa. si sa solo che i bambini non vengono contagiati. Una volta un gruppo di bimbi è rimasto di notte in città perchè giocando si erano intrufolati ed era venuto buio, quegli stupidi hanno deciso di dormire lì. ti puoi immaginare, le famiglie erano disperate.  Di notte poi abbiamo sentito un grande trambusto in città, ma le porte erano chiuse e non potevamo entrare. il giorno dopo sono tornati e non avevano niente. hanno detto anche che avevano sognato delle cose strane, il re dorato, hanno detto, ma che lo avevano mandato via” Sol era perplesso “lo hanno mandato via? come?” il fabbro rispose “non hanno voluto dire molto perchè erano spaventati, hanno solo detto che avevano risposto no.” poi aggiunse un pò spazientito “io devo tornare al mio lavoro, la vuoi questa arpa a bocca o devo sorbirmi un interrogatorio completo? ” Sol pagò ed andò dal mendicante.

L’ uomo era seduto a terra, stava insegnando ancora ad un gruppo di bambini piccolissimi che ridevano di gusto alle inventive di quel vecchio. Sol si fermò un attimo a guardare e poi richiamò la sua attenzione in modo un pò rude , interrompendo la lezione “vecchio, devo andare in città e ci rimarrò molto, devi insegnarmi a suonare. quanto ti devo pagare?” il vecchio lo guardò ed azzittì i bambini , poi con un cenno della mano li mandò via. Si portò l’ arpa alle labbra e pizzicò un paio di note, poi disse “non vi insegnano l’ educazione nelle miniere di pietra?” Sol fu sorpreso “come lo sai?” chiese. il vecchio disse “basta vedere le tue mani per sapere da dove vieni, perchè io ho viaggiato tanto, con le gambe e con lo spirito. Vedo da dove vieni ma non mi è chiaro dove vai. raccontamelo, questo sarà il mio pagamento.”

Sol si sedette davanti a lui e gli raccontò tutto dall’ inizio. il vecchio ascoltava in silenzio, strofinando ogni tanto tra le dita l’ arpa a bocca. quando Sol disse che era venuto per distruggere la città il vecchio emise un piccolo fischio e disse ” certo hai grandi mire. Ma non lo ripetere qua. la gente del villaggio odia quella della città, ma non può far senza il loro oro. Probabilmente penserebbero ai vaneggiamenti di un pazzo, ma se anche ad uno solo venisse in mente che hai una possibilità, sarebbero poco amichevoli. io ti posso dire che hai una possibilità, una sola. devi uccidere il re e questa è la parte più facile del tuo piano impossibile. non so dirti come, perchè il re è ben guardato dalle guardie, dai nobili e da esseri potenti che lo proteggono. Mettiamo che riuscissi ad uccidere il re, rimarrebbe tutta la gente della città. senza il loro re impazzirebbero e distruggerebbero il villaggio e forse non si fermerebbero a quello. sono ben armati” sol chiese “quindi cosa posso fare? mi hanno detto che conosci una musica che uccide questa gente.” il mendicante rispose “sì, è vero, e i paesani ci proibiscono di suonarla a meno che non ci sia un valido motivo, ma non te la posso insegnare qua, devi venire con me, da noi straccioni” sol disse “ho tempo e gambe per camminare”. Si alzarono e si incamminarono su una stradina, la gente li guardò per un attimo, poi tornò ai suoi affari.

CAPITOLO 4 – UN ESSERE SENZA NOME

Il viandante era impietrito. Quell’ essere ora stava tranquillamente seduto dove prima era la regina e tutto intorno le anime del cimitero urlavano disperate. Un gesto dell’ essere e si azzittirono.

L’ essere sospirò, un sospiro profondo di molte voci, come un accordo stonato. Poi , con una voce che non era ne di maschio ne di femmina, disse “Tu sei Sol lo schiavo. Puoi intuire chi sono. Puoi fare qualsiasi domanda, io ho tutto il tempo, fino dall’ inizio” Sol si sedette a terra. Chiese “sei venuto anche per me?” l’ essere rivolse il viso in alto “Tutti volete sapere la stessa cosa, che egoismo! No, non ancora. Ma sarai causa di molto lavoro per me, tra poco tempo, e forse verrò a prendere anche te prima che tutto questo sia finito.”

Sol si fece coraggio e disse ancora “Sì, egoista, forse banale, ma volevo saperlo perchè devo finire prima la mia missione. Voglio essere ancora più banale: perchè esisti?” l’ essere sorrise e fu un sorriso spaventoso “Perchè non dovrei? Tutto ciò che ha inizio ha fine e io sono la fine. Potete vedere l’ inizio di ogni cosa, sapere spesso quando accade, ma non potete vedere la fine. Voi pensate che il futuro sia avanti ma per voi il futuro è dietro le vostre spalle, il passato sempre di fronte a voi. Voi potete solo camminare all’ indietro , per questo la vostra esistenza è così difficile e misera. Alcune volte riuscite ad avere sprazzi di futuro, alcuni oracoli riescono a darvi una piccola visione, ma fondamentalmente siete ciechi. Io esisto perchè tutto cambia. Sono l’ essenza dell’ impermanenza.”

Sol allora domandò “Impermanenza? perchè esiste l’ impermanenza allora?” l’ essere giocherellò con un fuoco fatuo sopra una tomba vicina “Così è la legge di questi universi. L’ origine nascosta è stabile, tutto il resto è mutevole. Neanche io posso vedere in certi posti, tuttavia so che questo è un sogno. La natura degli universi è un sogno che cambia di continuo, un fulmine tra le nubi, una bolla nell’ acqua di un fiume scrosciante. Nulla è reale. Il vuoto è forma , la forma è vuoto. Accettalo e vivrai bene, non accettarlo e sarai per sempre dannato” Sol allora sospirò perchè la risposta era vaga e confondeva ancora di più le acque. infine disse “Perchè sei qua con me? Cosa vuoi da me?”

L’ essere si rimise a sedere “Ecco l’ unica domanda utile. Sono qui perchè questo è un nodo importante degli eventi e devo dirigerlo nella giusta direzione. Se farai i passi giusti determinerai un cambiamento importante non solo qui ma in tutto l’ universo. Lo saprai e te ne renderai conto, ma quello che devo dirti è molto semplice: sappi che non sei speciale. Io verrò per te come per gli altri e non avrà importanza quando. Non avranno importanze le imprese o le glorie che riuscirai a compiere. Se anche diventassi il dominatore di questo universo, le tue statue cadranno nella polvere e con il tempo nessuno si ricorderà più di te. Conoscevo un re. Aveva compiuto imprese grandiose, dominava il mondo e forse molto di più. Si diceva che nessuno potesse uguagliarlo. Guarda, quella è la sua tomba”

Sol guardò dove indicava quell’ essere. C’ erano i piedi di una grande statua, e il resto accanto, frantumato e distrutto, sul piedistallo era incisa una scritta: “IO SONO IL RE DEI RE, SE QUALCUNO VUOLE SAPERE QUANTO IO SIA GRANDE SUPERI LE MIE IMPRESE, IO SONO” ma il nome era scomparso nella polvere.

CAPITOLO 4 – UNA REGINA SENZA PIU’ REGNO

Era una bella donna di mezza età, con un vestito verde ricamato d’ oro e sedeva sulla lapide come se fosse seduta su un trono.

Lo guardò e disse “sei il primo che vedo uscire dalla tomba del vecchio barone, non puoi averlo ucciso perchè è già morto. Che gli hai fatto?” il viandante rispose “oh, non avrebbe potuto uccidermi, il suo era solo un trucco, è solo un truffatore.” la donna disse “già, era così anche da vivo. E come hai fatto a scoprirlo?”  Il viandante rispose “dato che non potevo fare altro, ho aspettato che lui facesse qualche cosa. Ho imparato che a volte non far niente è la più grande provocazione per chi ti odia” la donna disse ” e chi ti odia se provocato si arrabbia, e chi è preso dalla rabbia sbaglia. dove lo hai imparato?” i viandante si sedette su una lapide di fronte a lei e disse “Mi hanno insegnato poche cose. Leggere, scrivere, fare di conto, pregare e qualche buon principio” la donna si lisciò il vestito e con non curanza domandò “e come mai ti aggiri nel cimitero, uomo di buoni principi? ” lui rispose “perchè devo andare dal re per ucciderlo e poi distruggere questa città. Qui i buoni principi non ci sono mai stati.” la donna lo guardò stupita, poi rise “Ma certo! Uccidere il re e distruggere la città! Sono sicura che un uomo armato solo di buoni principi lo può fare!” lui disse serio “Ridi pure. Ti avviserò prima di far crollare le mura, così ti sposterai e la polvere non sporcherà il tuo bel vestito. Ora faccio colazione e poi vado, è tardi. Se ti vuoi unire a me possiamo dividere il pasto. E’ roba da viandanti ma non ho altro da offrirti” La donna lo guardò stranamente, poi si andò a sedere su una lapide vicino a lui, ed incominciarono a mangiare. Alla fine del pasto il viandante fece per alzarsi ma lei lo fermò con un cenno. Poi iniziò a parlare ” sei stato gentile con me, e succede di rado che qualcuno lo sia, specialmente in questa città. Voglio sdebitarmi e raccontarti una storia.

Io ero qua regina dei vivi , ora sono l’ unica viva tra i morti. Sono nata in una città al di là del deserto e del mare, venni in visita con la mia corte quando ero giovane, per visitare la biblioteca, perchè la storia e le scienze erano di mio interesse. Venni in visita e non andai più via. In una pausa tra gli studi, quando mi rinfrescavo nei giardini, vidi un bel giovane. Lui vide me e fu tra noi amore da subito. Così forte era il sentimento, che mio padre dovette lasciarmi qui, perchè se mi fossi allontanata dal mio amore la lontananza mi avrebbe ucciso. Questo giovane era principe, e ora è re, giace sul letto delle stanze interne. Di lui non si vede più niente se non la mano, si intravede soltanto come si intravedono le rocce dietro una cascata.

Ho vissuto con lui molti anni senza invecchiare, perchè il nostro sentimento ci rendeva sempre giovani. Poi un giorno il mio re iniziò a sognare ed a cambiare e mi raccontava i suoi sogni, ed erano sogni di vuoto, che io non capivo. Smise di mangiare e deperì pian piano, allora consultai l’ oracolo del monastero. L’ oracolo parlò di un lungo viaggio e che il mio re sapeva già dove andare.

Il mio re mi disse “amore mio, tornerò ma non tornerò , non sarò più io e non saremo più noi, per questo aspetto e rimando, per questo il dolore mi consuma”

Gli dissi ” resisteremo, l’ amore ci ha mantenuto, l’ amore ci manterrà”. Mi lasciò con le lacrime che gli scendevano dagli occhi , andò verso il tramonto e non lo vidi per cinque anni. Allora consultai di nuovo l’ oracolo e questo mi disse che il mio re non sarebbe tornato e che quello che sarebbe tornato non sarebbe stato lui. Quando il mio re tornò veramente non era lo stesso, i suoi occhi erano assenti, aveva visto cose da non vedere. Non mi considerava più, pensava solo ad un progetto. Fece venire molti operai a scavare sotto il monastero. Trovarono infine qualcosa e fu l’ inizio della fine per la città degli splendori. Là dove trovarono fecero una stanza e nel mezzo un letto. Lui mi guardò un’ ultima volta e sorrise, disse addio e si mise sul letto. Sparì come tra gli specchi, la sua immagine si intravedeva appena. Il dolore fu immenso, i figli piansero, le figlie piansero come se fosse morto. Ma non era morto, nelle lotti di luna nuova si udiva a volte la sua voce, come fosse un eco lontano; chiedeva cose, dava istruzioni , mostrava la sua mano, verde e deformata. scelse nostro figlio più piccolo per portare la sua voce alla gente della città, non chiamò mai più il mio nome. Il dolore mi mangiava, ma l’ amore mi teneva in vita. Io studiavo e studiavo, cercavo di sapere ciò che era successo, ciò che era cambiato, ma tutto intorno gli altri parevano non aver capito, dicevano che il re era malato ma ancora governava.

Per le altre anime della città sembrava che non fosse cambiato nulla e presto iniziarono a sognare ed a cambiare. Un morbo li contagiava. Sulla loro pelle apparivano cicatrici verdi, la loro forza aumentava, ma il loro legame con la realtà svaniva. Fu allora che si formò l’ esercito ed iniziò la conquista. Rasero al suolo i boschi e li trasformarono in  deserto. Schiavizzarono villaggi e città. Furono respinti , ma comunque le loro conquiste erano tante da dominare la gran parte del mondo.

Io vedevo il problema e loro no, mi isolarono e mi scacciarono. La città è ancora viva come lo sono io, ma è la città di quelli che dormono e fanno finta di non vedere, sono rosi dalla sete di conquista. Così sono venuta qua tra i morti. Quella che prima era una città di scienza e di prosperità ora è diversa. La gente vive solo per dominare , non per apprendere, non per progredire, non per trasmettere. Niente cambia mai, i figli sono come i padri, le figlie come le madri.

Ogni uomo ed ogni donna è come in catene e non se ne rende conto; sono felici? forse lo credono. Sono accadute cose, con il tempo, cose che non sarebbero dovute accadere; nei posti di fondamento custodi sono stati apposti, che non sono uomini ne donne. Custodi duri e freddi che tengono le porte. Ora tu sei venuto e dovrai passare queste porte: mi dai una speranza seppur piccola e ti dirò quello che posso. Ci sono quattro esseri che tengono la città, quattro esseri che non sono di questo mondo. Ognuno ha la sua forza e la sua debolezza. Ti darò due doni: uno è un vino che inebria chiunque lo beva, uno un veleno che uccide chiunque lo assuma.” Tirò fuori dal vestito due piccole bottiglie e gliele porse.

In quel momento il sole si oscurò e voci disperate si levarono dalle tombe. Uccelli ed animali rimasero fermi per la paura. Il viandante vide un’ ombra sfuggente, poi si fece più chiara. Un essere alto e magro dal volto velato era tra lui e la regina. la toccò su una spalla e questa si disgregò e volò via come polvere al vento. l’ essere si mise a sedere al suo posto ed attese.

CAPITOLO 2 – UN VECCHIO FANTASMA

“Qui giace un grande re, chiamalo e risponderà”; così era scritto su una tomba alta e corrosa dal tempo. “Che strana scritta” pensò il viandante “Dalle mie parti i morti tacciono e qua invece rispondono alle domande? Meglio lasciar perdere le domande allora” e rise tra se. Prese a girare tra le tombe e ad esplorare il luogo, pensando che avrebbe potuto passare la notte lì, dato che aveva cibo per due giorni ed avrebbe voluto riposarsi del viaggio. Il cimitero era grandissimo e il suo confine era come un semicerchio con la base alle mura. A vedere le lapidi alcune tombe contenevano più di un morto, a volte intere famiglie, e vide segni e simboli di dieci o più fedi differenti. C’ erano lapidi che si appoggiavano l’ una sull’ altra sbilenche e muschiose, in alcuni punti sorgevano monumenti funebri, angeli piangenti o colonne spezzate, in altri cappelle evidentemente di famiglie notabili del luogo; in alcuni punti c’ erano basse colline fatte di pietre con statue ed alberi che vi crescevano, sembravano tumuli molto antichi. Alcune tombe avevano lapidi di pietra, altre di bronzo e c’ erano stradine ghiaiose che si torcevano su se stesse e sembravano non dirigersi in nessun luogo. Le mura della città sovrastavano tutto e il cimitero restava nella loro ombra. Corvi gracchiavano qua e là appollaiati sugli alberi ed ogni tanto si sentiva qualche furtivo strisciare di rettile. Non c’ era nessuna presenza umana. Non una vedova a salutare un marito o un vecchio a salutare parenti. Nessun rumore di passi. Il viandante si sedette su una lapide, appoggiò la spada ed iniziò a consumare il suo pasto. Il luogo non conciliava l’ appetito, ma in ogni caso un pasto da viandante non era qualche cosa di notevole per il gusto; era fatto solo per dare energia il più possibile con il minimo peso.

Finì presto e si rimise lo zaino in spalla per cercare un posto riparato dove passare la notte.

Non poteva passare la notte all’ aperto e dapprima cercò di vedere se qualche cappella era aperta , ma tutti i cancelli avevano grossi lucchetti arrugginiti che era meglio non forzare. Poi vide in lontananza un grande tumulo che aveva una bassa entrata e pareva fosse aperta. Si avvicinò e vide che la porta di pietra non era scardinata, ma solo socchiusa. Dall’ interno non proveniva nessun rumore a parte quello del soffiare del vento. Si fermò a pregare perchè doveva essere il tramonto. La luce calava e a poco a poco vide apparire tra le lapidi quei pallidi fuochi che appaiono nei cimiteri e nelle paludi. Fu come se d’ improvviso fosse calato il freddo.

Decise di entrare nel tumulo e passare vicino all’ entrata la notte, senza addentrarsi.

Quando si fu sistemato per un attimo, solo un attimo, gli sembrò di sentire una voce. Non era riuscito a distinguere le parole. Si girò verso l’ interno del tumulo e vide in fondo al corridoio come un bagliore di pallido oro. “forse” pensò “non sono l’unico vivo tra tutti questi morti. O peggio, lo sono.” Prese la sua lama e qualche cosa per far luce e si addentrò di qualche passo nel corridoio , alzò la voce e disse “c’è qualcuno?” una voce dal buio, una voce bassa e sussurrata rispose “qui da me, oro, oro! vieni! aiuto!”. Il viandante si addentrò un poco di più nel corridoio e , passato un arco, entrò in una stanza. In mezzo un sarcofago decorato d’ oro, intorno pezzi di armature ed armi accatastate, ma quando spostò la luce inorridì, perchè sul pavimento c’ erano almeno una decina di cadaveri, ormai ridotti a scheletri, con ancora i vestiti addosso. Sentì una porta che si chiudeva, si girò e capì di essere in trappola. Una voce, più profonda, più cattiva disse “sei venuto! sei venuto! ora ti attende il freddo! con me per sempre! qui per sempre con i miei tesori!” dal pavimento della stanza iniziò ad alzarsi nebbia. Prima alle caviglie, poi alla vita e infine coprì la vista. Da qualche parte qualcuno lo toccò , come un serpente che passa accanto. Poi una spinta. Poi il passare di un artiglio sul collo. E la voce “ora arriva la pietra per te e il sangue caldo per me! la paura arriva! ora sei mio!” ancora spinte, ancora artigli che strisciano. il viandante brandì la lama ma colpì solo le armature accatastate, si mosse e inciampò, cadde a terra  tra i cadaveri scheletrici . E la voce “ci siamo quasi! ci siamo quasi! resta con me! resta con me per sempre! viene la paura, viene il terrore! arriva la fine!” ancora graffi e spinte, qualche cosa che frugava addosso e la spada non coglieva nessuno. Ancora, ancora, ancora, e la voce continuava “con me! oh! con me! finalmente insieme! insieme con me per sempre! finalmente sangue caldo! il terrore arriva!”. Il viandante colpì a vuoto, e ancora, e ancora e poi si fermò ed ebbe un momento di lucidità “un nemico che non vedo e non posso colpire, ma se avesse voluto uccidermi lo avrebbe già fatto! invece mi ha solo sfiorato. Se non posso colpire , che venga lui a colpirmi se può, allora saprò di sicuro dov’è !” si fermò, la lama avanti, e attese, trattenendo la paura come fanno gli animali che sanno di essere in trappola. La voce esitò “che succede?” e ancora “che succede? niente terrore, niente paura!” il viandante sentì ancora qualche strusciamento, poi più nulla. La voce si lamentò “niente paura, niente terrore! come faccio? come faccio? i miei tesori! prenderà tutto! “. A questo punto il viandante parlò “non voglio niente di tuo, sono venuto qui solo per dormire” la voce disse “l’ ho sentito molte volte, ma erano qua per questo! tutti!” il viandante rispose “quando mi hai attirato qua stavo per dormire, neanche sapevo che avessi un tesoro. Lasciami andare e non tornerò. E poi cosa potresti fare? Se non mi hai ucciso fino ad ora certo non potrai uccidermi adesso!” la voce tirò un grido roco “non posso fare nulla!” la nebbia si diradò , il viandante trovò la porta , forzandola l’ aprì e si diresse verso l’ uscita. Durante tutto il tragitto fino all’ esterno sentì la voce che borbottava “il mio tesoro! come farò? lo portano via! come farò adesso!” sull’ uscita pensò che certe ossessioni non abbandonano le persone neanche da morte e gridò all’ interno “falla finita vecchio spettro! a che ti serve il tuo tesoro? le tombe non hanno tasche!”.

Uscì veloce e quasi ridendo per il sollievo e vide che era giorno ed una donna era seduta su una tomba poco distante, lo guardava e pareva aspettarlo.