CAPITOLO 2 – UN VECCHIO FANTASMA

“Qui giace un grande re, chiamalo e risponderà”; così era scritto su una tomba alta e corrosa dal tempo. “Che strana scritta” pensò il viandante “Dalle mie parti i morti tacciono e qua invece rispondono alle domande? Meglio lasciar perdere le domande allora” e rise tra se. Prese a girare tra le tombe e ad esplorare il luogo, pensando che avrebbe potuto passare la notte lì, dato che aveva cibo per due giorni ed avrebbe voluto riposarsi del viaggio. Il cimitero era grandissimo e il suo confine era come un semicerchio con la base alle mura. A vedere le lapidi alcune tombe contenevano più di un morto, a volte intere famiglie, e vide segni e simboli di dieci o più fedi differenti. C’ erano lapidi che si appoggiavano l’ una sull’ altra sbilenche e muschiose, in alcuni punti sorgevano monumenti funebri, angeli piangenti o colonne spezzate, in altri cappelle evidentemente di famiglie notabili del luogo; in alcuni punti c’ erano basse colline fatte di pietre con statue ed alberi che vi crescevano, sembravano tumuli molto antichi. Alcune tombe avevano lapidi di pietra, altre di bronzo e c’ erano stradine ghiaiose che si torcevano su se stesse e sembravano non dirigersi in nessun luogo. Le mura della città sovrastavano tutto e il cimitero restava nella loro ombra. Corvi gracchiavano qua e là appollaiati sugli alberi ed ogni tanto si sentiva qualche furtivo strisciare di rettile. Non c’ era nessuna presenza umana. Non una vedova a salutare un marito o un vecchio a salutare parenti. Nessun rumore di passi. Il viandante si sedette su una lapide, appoggiò la spada ed iniziò a consumare il suo pasto. Il luogo non conciliava l’ appetito, ma in ogni caso un pasto da viandante non era qualche cosa di notevole per il gusto; era fatto solo per dare energia il più possibile con il minimo peso.

Finì presto e si rimise lo zaino in spalla per cercare un posto riparato dove passare la notte.

Non poteva passare la notte all’ aperto e dapprima cercò di vedere se qualche cappella era aperta , ma tutti i cancelli avevano grossi lucchetti arrugginiti che era meglio non forzare. Poi vide in lontananza un grande tumulo che aveva una bassa entrata e pareva fosse aperta. Si avvicinò e vide che la porta di pietra non era scardinata, ma solo socchiusa. Dall’ interno non proveniva nessun rumore a parte quello del soffiare del vento. Si fermò a pregare perchè doveva essere il tramonto. La luce calava e a poco a poco vide apparire tra le lapidi quei pallidi fuochi che appaiono nei cimiteri e nelle paludi. Fu come se d’ improvviso fosse calato il freddo.

Decise di entrare nel tumulo e passare vicino all’ entrata la notte, senza addentrarsi.

Quando si fu sistemato per un attimo, solo un attimo, gli sembrò di sentire una voce. Non era riuscito a distinguere le parole. Si girò verso l’ interno del tumulo e vide in fondo al corridoio come un bagliore di pallido oro. “forse” pensò “non sono l’unico vivo tra tutti questi morti. O peggio, lo sono.” Prese la sua lama e qualche cosa per far luce e si addentrò di qualche passo nel corridoio , alzò la voce e disse “c’è qualcuno?” una voce dal buio, una voce bassa e sussurrata rispose “qui da me, oro, oro! vieni! aiuto!”. Il viandante si addentrò un poco di più nel corridoio e , passato un arco, entrò in una stanza. In mezzo un sarcofago decorato d’ oro, intorno pezzi di armature ed armi accatastate, ma quando spostò la luce inorridì, perchè sul pavimento c’ erano almeno una decina di cadaveri, ormai ridotti a scheletri, con ancora i vestiti addosso. Sentì una porta che si chiudeva, si girò e capì di essere in trappola. Una voce, più profonda, più cattiva disse “sei venuto! sei venuto! ora ti attende il freddo! con me per sempre! qui per sempre con i miei tesori!” dal pavimento della stanza iniziò ad alzarsi nebbia. Prima alle caviglie, poi alla vita e infine coprì la vista. Da qualche parte qualcuno lo toccò , come un serpente che passa accanto. Poi una spinta. Poi il passare di un artiglio sul collo. E la voce “ora arriva la pietra per te e il sangue caldo per me! la paura arriva! ora sei mio!” ancora spinte, ancora artigli che strisciano. il viandante brandì la lama ma colpì solo le armature accatastate, si mosse e inciampò, cadde a terra  tra i cadaveri scheletrici . E la voce “ci siamo quasi! ci siamo quasi! resta con me! resta con me per sempre! viene la paura, viene il terrore! arriva la fine!” ancora graffi e spinte, qualche cosa che frugava addosso e la spada non coglieva nessuno. Ancora, ancora, ancora, e la voce continuava “con me! oh! con me! finalmente insieme! insieme con me per sempre! finalmente sangue caldo! il terrore arriva!”. Il viandante colpì a vuoto, e ancora, e ancora e poi si fermò ed ebbe un momento di lucidità “un nemico che non vedo e non posso colpire, ma se avesse voluto uccidermi lo avrebbe già fatto! invece mi ha solo sfiorato. Se non posso colpire , che venga lui a colpirmi se può, allora saprò di sicuro dov’è !” si fermò, la lama avanti, e attese, trattenendo la paura come fanno gli animali che sanno di essere in trappola. La voce esitò “che succede?” e ancora “che succede? niente terrore, niente paura!” il viandante sentì ancora qualche strusciamento, poi più nulla. La voce si lamentò “niente paura, niente terrore! come faccio? come faccio? i miei tesori! prenderà tutto! “. A questo punto il viandante parlò “non voglio niente di tuo, sono venuto qui solo per dormire” la voce disse “l’ ho sentito molte volte, ma erano qua per questo! tutti!” il viandante rispose “quando mi hai attirato qua stavo per dormire, neanche sapevo che avessi un tesoro. Lasciami andare e non tornerò. E poi cosa potresti fare? Se non mi hai ucciso fino ad ora certo non potrai uccidermi adesso!” la voce tirò un grido roco “non posso fare nulla!” la nebbia si diradò , il viandante trovò la porta , forzandola l’ aprì e si diresse verso l’ uscita. Durante tutto il tragitto fino all’ esterno sentì la voce che borbottava “il mio tesoro! come farò? lo portano via! come farò adesso!” sull’ uscita pensò che certe ossessioni non abbandonano le persone neanche da morte e gridò all’ interno “falla finita vecchio spettro! a che ti serve il tuo tesoro? le tombe non hanno tasche!”.

Uscì veloce e quasi ridendo per il sollievo e vide che era giorno ed una donna era seduta su una tomba poco distante, lo guardava e pareva aspettarlo.