il tempio sorgeva sopra un monte in mezzo al deserto. il monte si stagliava in mezzo ad una grande oasi rigogliosa, ma non vi crescevano palme e non c’ era sabbia, era come un’ isola in mezzo al mare. Sull’ isola boschi ed erba lunga , rada tra le rocce che spuntavano. Il vecchio aveva un passo sorprendentemente veloce per l’ età che dimostrava. arrivati al limitare dell’ oasi, emise quattro o cinque note con la sua arpa e poi le ripetè e di nuovo e di nuovo. Dal bosco si udì risposta. presero un sentiero che girava intorno al monte e fatta una curva si trovarono in una grande spianata nel bosco rado che cresceva su quella parte della montagna. c’erano casette di legno grezzo poste in circolo ed in mezzo una costruzione più grande e circolare. C’ erano anche molte persone, uomini e donne, giovani, vecchi e bambini che giocavano, molte più persone di quelle che aveva visto al villaggio. Salutarono il vecchio con un inchino al suo passaggio e lui si fermò a parlare con loro brevemente. Tutti parevano incuriositi dal nuovo venuto e li seguirono mentre entravano nella costruzione circolare.
In mezzo ardeva un fuoco e un pò distaccate dalle pareti delle colonne di legno intagliato dove qualche persona leggeva i simboli che vi erano scritti. Sol le guardò e chiese “che c’è scritto sopra? sono poesie?” il vecchio si sorprese ” sulle colonne sono scritti i versi del nostro oracolo. è il mezzo più semplice per avere risposte dagli spiriti senza cavalcare l’ arpa ed andare a trovarli nel loro mondo. lo usano anche nel monastero in città, ce l’ hanno rubato, se si può rubare una cosa del genere… anzi, dovremo tirare le sorti per te. non affido un canto potente ad una persona che non conosco” Sol chiese ancora “che dei adorate qua?” il vecchio si sedette vicino al fuoco e spiegò “gli spiriti. che poi è come dire che non lo sappiamo. alcuni hanno nomi, ma in generale noi abbiamo rispetto per tutti. sappiamo che negli universi esiste un mistero profondo, che tutto è vivo e che ogni cosa ha uno spirito o se vuoi un meccanismo che la fa funzionare. potresti ben dire che il dio unico è lo spirito del tutto, noi ci accontentiamo di parlare con quelli un pò più vicini a noi, che parlano in modo un pò più comprensibile. ora vieni, prima di darti il canto devo vedere chi sei veramente.” Vide che c’ erano diverse persone che tiravano l’ oracolo, facendo girare come trottole delle assicelle che ricadevano su una faccia o sull’ altra e dai simboli sopra prendevano il responso. Sol si sedette accanto al vecchio e tutte le persone presenti si sedettero e si azzittirono. il vecchio tirò fuori una bottiglia e un involto di pelle, stese l’ involto a terra e ne tirò fuori delle piccole assicelle di legno . versò tre spille di liquido per terra ed una sulle assicelle e disse “una libagione per i morti, una per i vivi, una per gli spiriti, una per l’ oracolo! terra, aria, acqua e fuoco!” alzò le assicelle al cielo e disse “uno e molti, molti di uno , uno di molti , un detto, una parte, una risposta alla mia domanda, questo chiedo e questo voglio per un antico patto!” cominciò a cantare, come un mugolio, un canto di gola e gli altri presenti lo seguirono , poi gettò le assicelle sulla pelle e tutti ammutolirono di colpo. Le assicelle non erano cadute. se ne stavano lì, ferme in piedi come se fossero piantate nel terreno. la gente mormorava, Sol chiese “è un buon risultato?” il vecchio disse “non è mai successa una cosa del genere. anche tu che non conosci l’ oracolo puoi ben vedere che non è una cosa normale” tutti erano attoniti. il vecchio riprese le assicelle e le gettò di nuovo. di nuovo non caddero. la gente parlava a voce bassa. il vecchio disse “ringraziamo, ringraziamo , uno, due, due, quattro, ringraziamo!”. Alla fine il vecchio tirò un sospiro e disse “sì,ora ti insegnerò il canto. E vedremo quello che succede. o meglio lo farà qualcuno più adatto. Dovrai restare qua un pò di tempo finchè non lo eseguirai bene. Poi dovrai provarlo, anche, per questo io vado al villaggio e tornerò tra un pò. questa è mia figlia ti insegnerà lei” si fece avanti una bella ragazza dagli occhi grigi e dai capelli lunghi , sorrise e disse “sono Matis. che canto ti devo insegnare?” Sol rispose “io sono Sol. il canto che uccide gli uomini della città” la gente nel tempio ammutolì di colpo e Matis chiese “padre, che sta dicendo?” il vecchio rispose “quello che ha detto. il canto che uccide gli uomini verdi. ” qualcuno dal gruppo disse “allora sarebbe ora di fare festa per l’ occasione!” e il vecchio “tutte le scuse sono buone per fare festa! ma questa volta no, non prima che tutto sia compiuto! mi raccomando, concentratevi e lavorate, avremo da fare. preparatevi a fare le valige perchè dovremo tornare con lui. quando avrà imparato il canto vi spiegherò tutto. adesso vado”.
Matis, il vecchio e Sol uscirono dal tempio, il vecchio si rivolse a Sol e disse: ” vedo che hai molte domande negli occhi. Mia figlia risponderà.” così dicendo si allontanò. Matis lo condusse in una casa al limitare del cerchio, gli fece mettere le sue poche cose in una stanza e poi cominciò ad armeggiare in dispensa per cucinare qualche cosa. Sol la interrogò:
“vivi anche tu qui?” chiese
“questa è casa mia” rispose lei “ma tu puoi restare quanto vuoi” rispose lei mentre tagliava verdure e carne.
“ti ringrazio, tuo marito è al lavoro?” si informò Sol
“non ho marito e prima che ti venga in mente qualche cosa sappi che non siamo solo sciamani e musicisti, siamo anche guerrieri e lottatori, tutti.” lo guardò e lui si sentì un pò più piccolo.
“non ho brutte intenzioni, ti assicuro” disse
“bene, perchè a volte gli stranieri cercano quello che non possono avere, e poi non riescono più a suonare l’ arpa perchè non gli funzionano più le braccia o peggio”
“parlami di quest’ arpa. Ho viaggiato un pò e vedo che non molti popoli la suonano”
“non come noi. comunque un giorno, quando il mondo era ancora giovane, un uomo era andato a caccia di orsi. Ne vide uno nella foresta che si era avvicinato ad un’ albero schiantato da un fulmine. Chissà cosa cercava nonno orso, comunque grattò il tronco con le zampe e da un pezzo di legno schiantato uscì un bel suono. il cacciatore si dimenticò della caccia e il suono gli rimase in testa. ci pensò parecchio e decise di costruire uno strumento. provò con il legno, provò con l’ osso e non funzionavano male, ma poi sua moglie, che era figlia di un fabbro, gli fece costruire un komus di metallo. Da lì è iniziato tutto.”
“komus?”
“è il nome dell’ arpa nella nostra lingua, ma noi non parliamo la nostra lingua al di fuori delle comunità”
“un’ altra cosa. Se questo canto è così importante perchè lo affidate ad uno sconosciuto?”
“E’ semplice: siamo in guerra. Hai visto il deserto ma non hai visto come era prima. prima il deserto non c’ era. il re ha distrutto la foresta ed ha fatto avanzare il deserto, tolto l’ acqua, ucciso molti animali. All’ inizio ha convinto molti di noi a seguirlo con promesse e con i sogni, quando è stato troppo tardi ci siamo opposti ma il suo esercito era troppo forte ed instancabile. Siamo riusciti a confinarli in città , anni fa, ma si stanno riorganizzando. io allora ero piccola ma ho combattuto anche io. così ora noi sopravviviamo nelle isole del deserto, ci travestiamo da mendicanti ed andiamo in città pochi alla volta per tenerli sott’ occhio. loro non ci fanno entrare, è come se ci fiutassero dal sangue e non è possibile attaccarli dall’ esterno. Così ci serve qualcuno che non abbia il nostro sangue, riesca ad andare all’ interno e ci spiani la strada. Evidentemente mio padre ha visto in te qualche cosa di particolare e l’ oracolo gli da ragione. Se riusciremo ad entrare in città faremo rifiorire il deserto.”
“Allora siamo d’ accordo. Io vado in città per distruggerla”
“ecco perchè mio padre questa volta è così convinto. ma non credo sia un’ impresa facile per un solo uomo”
“tu insegnami quel canto e state pronti. Comunque non so come farete, mi pare che siate in pochi.”
“ah! tu non sai niente di niente! siamo molti invece. ci sono centinaia di isole e sono tutte collegate. a quest’ ora già tutte le comunità sapranno che sei qua. loro si riorganizzano, ma anche noi non smettiamo di addestrarci”
“allora questo canto?”
“domani” disse lei “ora mangia. Gli mise davanti uno stufato di carne e verdure e si sedette a mangiare con lui.