CAPITOLO 4 – UNA REGINA SENZA PIU’ REGNO

Era una bella donna di mezza età, con un vestito verde ricamato d’ oro e sedeva sulla lapide come se fosse seduta su un trono.

Lo guardò e disse “sei il primo che vedo uscire dalla tomba del vecchio barone, non puoi averlo ucciso perchè è già morto. Che gli hai fatto?” il viandante rispose “oh, non avrebbe potuto uccidermi, il suo era solo un trucco, è solo un truffatore.” la donna disse “già, era così anche da vivo. E come hai fatto a scoprirlo?”  Il viandante rispose “dato che non potevo fare altro, ho aspettato che lui facesse qualche cosa. Ho imparato che a volte non far niente è la più grande provocazione per chi ti odia” la donna disse ” e chi ti odia se provocato si arrabbia, e chi è preso dalla rabbia sbaglia. dove lo hai imparato?” i viandante si sedette su una lapide di fronte a lei e disse “Mi hanno insegnato poche cose. Leggere, scrivere, fare di conto, pregare e qualche buon principio” la donna si lisciò il vestito e con non curanza domandò “e come mai ti aggiri nel cimitero, uomo di buoni principi? ” lui rispose “perchè devo andare dal re per ucciderlo e poi distruggere questa città. Qui i buoni principi non ci sono mai stati.” la donna lo guardò stupita, poi rise “Ma certo! Uccidere il re e distruggere la città! Sono sicura che un uomo armato solo di buoni principi lo può fare!” lui disse serio “Ridi pure. Ti avviserò prima di far crollare le mura, così ti sposterai e la polvere non sporcherà il tuo bel vestito. Ora faccio colazione e poi vado, è tardi. Se ti vuoi unire a me possiamo dividere il pasto. E’ roba da viandanti ma non ho altro da offrirti” La donna lo guardò stranamente, poi si andò a sedere su una lapide vicino a lui, ed incominciarono a mangiare. Alla fine del pasto il viandante fece per alzarsi ma lei lo fermò con un cenno. Poi iniziò a parlare ” sei stato gentile con me, e succede di rado che qualcuno lo sia, specialmente in questa città. Voglio sdebitarmi e raccontarti una storia.

Io ero qua regina dei vivi , ora sono l’ unica viva tra i morti. Sono nata in una città al di là del deserto e del mare, venni in visita con la mia corte quando ero giovane, per visitare la biblioteca, perchè la storia e le scienze erano di mio interesse. Venni in visita e non andai più via. In una pausa tra gli studi, quando mi rinfrescavo nei giardini, vidi un bel giovane. Lui vide me e fu tra noi amore da subito. Così forte era il sentimento, che mio padre dovette lasciarmi qui, perchè se mi fossi allontanata dal mio amore la lontananza mi avrebbe ucciso. Questo giovane era principe, e ora è re, giace sul letto delle stanze interne. Di lui non si vede più niente se non la mano, si intravede soltanto come si intravedono le rocce dietro una cascata.

Ho vissuto con lui molti anni senza invecchiare, perchè il nostro sentimento ci rendeva sempre giovani. Poi un giorno il mio re iniziò a sognare ed a cambiare e mi raccontava i suoi sogni, ed erano sogni di vuoto, che io non capivo. Smise di mangiare e deperì pian piano, allora consultai l’ oracolo del monastero. L’ oracolo parlò di un lungo viaggio e che il mio re sapeva già dove andare.

Il mio re mi disse “amore mio, tornerò ma non tornerò , non sarò più io e non saremo più noi, per questo aspetto e rimando, per questo il dolore mi consuma”

Gli dissi ” resisteremo, l’ amore ci ha mantenuto, l’ amore ci manterrà”. Mi lasciò con le lacrime che gli scendevano dagli occhi , andò verso il tramonto e non lo vidi per cinque anni. Allora consultai di nuovo l’ oracolo e questo mi disse che il mio re non sarebbe tornato e che quello che sarebbe tornato non sarebbe stato lui. Quando il mio re tornò veramente non era lo stesso, i suoi occhi erano assenti, aveva visto cose da non vedere. Non mi considerava più, pensava solo ad un progetto. Fece venire molti operai a scavare sotto il monastero. Trovarono infine qualcosa e fu l’ inizio della fine per la città degli splendori. Là dove trovarono fecero una stanza e nel mezzo un letto. Lui mi guardò un’ ultima volta e sorrise, disse addio e si mise sul letto. Sparì come tra gli specchi, la sua immagine si intravedeva appena. Il dolore fu immenso, i figli piansero, le figlie piansero come se fosse morto. Ma non era morto, nelle lotti di luna nuova si udiva a volte la sua voce, come fosse un eco lontano; chiedeva cose, dava istruzioni , mostrava la sua mano, verde e deformata. scelse nostro figlio più piccolo per portare la sua voce alla gente della città, non chiamò mai più il mio nome. Il dolore mi mangiava, ma l’ amore mi teneva in vita. Io studiavo e studiavo, cercavo di sapere ciò che era successo, ciò che era cambiato, ma tutto intorno gli altri parevano non aver capito, dicevano che il re era malato ma ancora governava.

Per le altre anime della città sembrava che non fosse cambiato nulla e presto iniziarono a sognare ed a cambiare. Un morbo li contagiava. Sulla loro pelle apparivano cicatrici verdi, la loro forza aumentava, ma il loro legame con la realtà svaniva. Fu allora che si formò l’ esercito ed iniziò la conquista. Rasero al suolo i boschi e li trasformarono in  deserto. Schiavizzarono villaggi e città. Furono respinti , ma comunque le loro conquiste erano tante da dominare la gran parte del mondo.

Io vedevo il problema e loro no, mi isolarono e mi scacciarono. La città è ancora viva come lo sono io, ma è la città di quelli che dormono e fanno finta di non vedere, sono rosi dalla sete di conquista. Così sono venuta qua tra i morti. Quella che prima era una città di scienza e di prosperità ora è diversa. La gente vive solo per dominare , non per apprendere, non per progredire, non per trasmettere. Niente cambia mai, i figli sono come i padri, le figlie come le madri.

Ogni uomo ed ogni donna è come in catene e non se ne rende conto; sono felici? forse lo credono. Sono accadute cose, con il tempo, cose che non sarebbero dovute accadere; nei posti di fondamento custodi sono stati apposti, che non sono uomini ne donne. Custodi duri e freddi che tengono le porte. Ora tu sei venuto e dovrai passare queste porte: mi dai una speranza seppur piccola e ti dirò quello che posso. Ci sono quattro esseri che tengono la città, quattro esseri che non sono di questo mondo. Ognuno ha la sua forza e la sua debolezza. Ti darò due doni: uno è un vino che inebria chiunque lo beva, uno un veleno che uccide chiunque lo assuma.” Tirò fuori dal vestito due piccole bottiglie e gliele porse.

In quel momento il sole si oscurò e voci disperate si levarono dalle tombe. Uccelli ed animali rimasero fermi per la paura. Il viandante vide un’ ombra sfuggente, poi si fece più chiara. Un essere alto e magro dal volto velato era tra lui e la regina. la toccò su una spalla e questa si disgregò e volò via come polvere al vento. l’ essere si mise a sedere al suo posto ed attese.