CAPITOLO 10 – UNA BIBLIOTECA, UN RAGNO ED UN PICCOLO ESSERE VOLANTE.

Sol entrò nella biblioteca in punta di piedi e da una porta seminascosta sul fondo di un piano elevato, evidentemente gli schiavi lo avevano fatto passare per una strada usata da loro, che doveva essere discreta e veloce per non disturbare i cittadini. Diede un’ occhiata in giro e non sentì alcun rumore, la biblioteca pareva deserta. tuttavia ogni tanto sentiva un debole raschiare ed un risolino. Cercò di muoversi solo tra gli scaffali. Giunto alla fine di uno di essi vide che il piano sopraelevato finiva in un balcone che dava su tutta l’ immensa sala della biblioteca , proprio sul balcone vide una delle scene più strane e curiose che avesse mai visto. Davanti ad una grande scacchiera con molti pezzi stavano un grosso ragno ed un esserino che levitava a mezz’ aria. Pareva un bambino di non più di due anni, nudo, ma con la pelle interamente coperta di una corta e fittissima pelliccia grigio scuro, simile al velluto. aveva due cornine in testa , gli occhi completamente rossi con la pupilla nera e mentre rideva e parlava con il ragno gli spuntavano dalla bocca zannette affilate. Vide che i due erano molto intenti a completare la loro partita e decise di cercare tra i tomi uno che avesse le mappe della città nel modo più silenzioso possibile.

Trovato un libro che pareva fare al caso suo, si mise a leggerlo, quando sentì una vocetta allegra che diceva  “e tu, amico mio, che mossa faresti?” . alzò gli occhi e si trovò davanti i piccoli genitali di un bambino di velluto grigio che sballonzolavano . trasalì e vide che quell’ esserino svolazzava davanti a lui a testa in giù e gambe larghe e pareva divertirsi un mondo. “allora? ” disse l’ esserino rimettendosi dritto “quale mossa amico mio?” Sol rimase per un attimo muto e poi disse “mossa? non lo so, stavo cercando un libro…” dalla scacchiera il vecchio ragno mandò una voce “andiamo Cornetto! non puoi metterci anni solo per una mossa di apertura! e poi questo ragazzo non ne sa niente, lascialo in pace!”

Cornetto si voltò verso di lui, prese Sol per una mano e tirandolo disse “ne sa! ne sa! il mio vecchio amico ne sa più di te! basta spiegargli come vanno le cose! vieni qua, guarda:

vedi? una scacchiera. 121 caselle. Vedi questa prima linea ? sono undici schiavi: muovono di un passo avanti , di lato o indietro. in questa seconda linea ci sono le cinque guardie, muovono di un passo in tutte le direzioni. In ultimo c’è questa linea: in mezzo il re che muove fino a tre passi in qualsiasi direzione, anche cambiando direzione durante la mossa, ma non può mangiare nessun pezzo tranne l’ altro re; ai suoi fianchi le due ombre  , che muovono di tre passi in tutte le direzioni, anche cambiando direzione mentre muovono. poi due demoni, che muovono due passi in tutte le direzioni, anche cambiando direzione mentre muovono . poi due angeli, muovono fino a tre passi in tutte le direzioni, non possono cambiare direzione ma possono saltare gli altri pezzi. Poi due leviatani , che muovono fino a due passi nelle diagonali o di un passo nelle direzioni dritte. infine due giganti, che muovono di quanto vogliono in avanti, indietro, a destra a sinistra. Chi mangia il re avversario fa un punto, chi mangia tutti i pezzi avversari meno il re mezzo punto, chi mangia tutto entro tre mosse dall’ ultima mangiata fa due punti. a quattro punti si vince. Hai capito ?

“sì” disse Sol “ho capito, ma credo che per darvi una mossa giusta dovrei studiare bene il gioco e giocarlo per un pò di tempo, e adesso non ho tempo…”

“visto?” disse il ragno “te lo avevo detto, non ha tempo, come tutti gli schiavi”

“guarda” disse Cornetto “che lui non è uno schiavo e se non volesse ammazzare il re con tanta fretta avrebbe tutto il tempo di giocare con noi ” e poi ruotò sulla la scacchiera nuotando nell’ aria a pancia in su sorridendo divertito e strizzando l’ occhio a Sol che lo guardava interdetto. che qualcuno avesse già parlato? non pareva possibile. “allora vecchio Sol, me la dai una mossa ?” e rise fragorosamente . Sol mise la mano alla spada ma il ragno lo fermò “perdonalo sai… è onniscente ma è come un bambino, si diverte a scherzare…” Sol si calmò un attimo e poi disse “non ci capisco niente! spiegatemi perchè è già stata una giornata impegnativa. ” Cornetto rise fragorosamente ed anche il ragno accennò ad una risatina. Poi si mise a spiegare “vedi, c’è chi nasce biondo e chi moro, chi alto , chi basso e chi con otto zampe come me, lui è nato onniscente oltre al resto che vedi. Sa qualsiasi cosa e pare anche che non invecchi. un bibliotecario ideale, se non fosse per il fatto che è quasi completamente fuori di cervello.” Cornetto parve arrabbiato “io fuori di cervello? casomai il Re! lui sì! pensa che mi ha fatto un maleficio e fino a che questa città non sarà rasa al suolo non potrò uscire da questa biblioteca! e il peggio è che qua non viene mai nessuno! tutti soldati che vogliono fare la guerra in questa maledetta città. stiamo qua a giocare a milik da anni! E tutto questo per uno scherzetto da due soldi!” il ragno intervenne con un sibilo “scherzetto da due soldi, lo chiama lui! digli cosa hai fatto!” Cornetto sospirò “semplicemente ho insegnato agli straccioni la musica per uccidere gli uomini verdi. Mi pareva giusto perchè loro sono tanto forti e gli straccioni suonano il komus tanto bene… vedessi come si è arrabbiato quel vecchio zucchino marcio del Re! ” Sol disse “sei fortunato che non ti ha fatto uccidere!” Conetto alzò le spalle “e come avrebbe mai potuto fare? amico mio ti dico una cosa vera: ognuno a questo mondo ha un solo modo per essere ucciso, tanto è vero che muore solo una volta. il mio modo è differente da tutti gli altri e solo io e quel bravo spirito lucente che ha creato il mondo sappiamo come!” il ragno sospirò “insomma, vuoi lasciar andare questo povero ragazzo? se poi distruggerà la città tu sarai libero finalmente!” Cornetto parve riflettere un attimo “già, già! e allora come può arrivare al gigante? perchè è dal gigante che vuoi andare, giusto… non certo passando per la cava, troppe guardie… e neanche per i giardini, troppi serpenti… ci sarebbe la via…” e fece un gesto come per dire “sotto”; il ragno trasalì “ah, no! quella meglio di no! lo sai che quello è più matto di te! Oltre a giocare con gli spiriti dei morti, che già di per se è una cosa da fare con parsimonia, è anche cannibale!” Cornetto lo guardò scettico “parli proprio tu?” il ragno si giustificò “che c’ entra, per me è naturale…” Sol li interruppe “insomma , ditemi questa via, cannibali o no!” i due si guardarono e Cornetto disse “basta che arrivi in fondo alla biblioteca, c’è una scala ed in fondo a quella una botola. vai lì dentro e poi sempre dritto. Ma non far caso al negromante, è un bravo ragazzo ma da quando è morta sua moglie non è più lo stesso. Ah, già… gli piacciono gli indovinelli. se risponderai bene ti farà passare, altrimenti… la tua lama e il tuo komus non basteranno contro gli spiriti… mi dispiacerebbe perchè sei un bravo ragazzo…” gli disse dandogli una pacca sulla spalla “visto che sai tutto, potresti darmi la risposta…” disse Sol “e che divertimento ci sarebbe? ” concluse Cornetto alzando le spalle. Nonostante il ragno lo scoraggiasse Sol giunse al fondo della biblioteca ed aprì la botola che dava su una scala buia.

CAPITOLO 9 – CONTADINI

Uscirono dal corridoio in una larga arena contornata da alte mura. Da una parte un basso insieme di capanne e uomini e donne in cattive condizioni. Dall’ altra parte un’ altra porta e davanti una guardia con una lunga asta. La sua guardia lo condusse in una delle case, molte persone li seguirono in silenzio.

La guardia parlò e disse: “questa lama che ti ho preso mi piace molto, me la terrò. Adesso ti dico cosa succederà: tu sarai messo in catene, dovrai servire nella città nei posti dove ti condurremo noi, dovrai dare sangue una volta a settimana . “

Sol era sorpreso : “sangue? perchè?”

una donna tra le persone venne avanti e disse “dicono che siamo contadini ma non è vero: siamo schiavi e si nutrono del nostro sangue. Non hanno campi e pochi animali, gli alimenti servono solo per i nobili. E’ da noi che prendono il nutrimento i soldati e le guardie.”

Sol si sedette ad un tavolo ed aprì la borsa, poi disse: “e voi tutti non vi ribellate a questo? vi schiavizzano, bevono il vostro sangue e voi state tranquilli?”

La donna continuò “ci danno da vivere e da mangiare, non ci trattano troppo male anche se siamo schiavi. ci sono modi peggiori di vivere. ti ci abituerai”

Sol la guardò e disse “dici? io credo che non ci sia modo peggiore , invece. Dovete fare quello che dicono, dovete addirittura dargli il vostro sangue e ne siete anche felici? siete bestie senza intelletto o uomini?”

Un uomo disse “mi pare inutile fare questa discussione. Sì , molti di noi vorrebbero ribellarsi, ma non abbiamo la forza… forse se qualcuno…”

ma la donna lo zittì “silenzio! fare questi discorsi davanti ad una guardia! dobbiamo essere grati per quello che abbiamo. Comunque tu sei uno dei nostri ed ora neanche tu hai la forza di ribellarti”

Sol rispose “no? allora guarda!” e poi rivolto alla guardia: “io ti consiglio di darmi l’ arma, perchè se non me la darai ti ucciderò per riprenderla”

la guardia rise fragorosamente “tutti uguali voi nuovi arrivati! vorrei proprio vedere come farai! nessuno qua dentro , neanche tutti insieme , possono battere la forza di un soldato del re! queste persone dicono giusto, e tu abituati!”

Ma mentre parlava Sol aveva tolto la pagnotta dalla sacca e l’ aveva aperta, rivelando un’ arpa a bocca all’ interno. la guardia rimase a bocca aperta per la sorpresa , ma Sol aveva già cominciato a suonare. Dopo pochi secondi la guardia cominciava a sbavare ed a vomitare sangue davanti agli occhi attoniti di tutti , dopo neanche un minuto era morto e Sol recuperò l’ arma , pulendola dai residui immondi.

Poi mangiò tranquillamente il suo pane e formaggio e si rivolse alla donna : “adesso mi posso fidare di voi o devo uccidervi tutti?”

la donna rispose “davanti alle guardie diciamo una cosa, ma quando sono lontane diciamo altro. Noi non abbiamo la forza, sul serio. Ma tu come farai? anche con questa magia la città è un posto pericoloso”

Sol disse “non ti preoccupare per me. Allora, dove devo andare per avere un aiuto in questa città? devo aprire le porte agli straccioni per demolire tutto e poi andare dal re”

la donna gli disse “puoi uscire solo in due modi: dalla porta da cui sei entrato o dall’ altra, ma come vedi c’è una guardia”

Sol chiese “e dopo dove devo andare ?”

la donna rispose “sappiamo che ci sono pochi esseri in questa città che non sono d’ accordo con il re… il gigante, forse, quello che fa funzionare tutto giù nelle miniere… quando gli portiamo da mangiare a volte ci parliamo… dicono che lo fanno lavorare al buio perchè non si ribelli… ma devi trovare una strada senza guardie ed è difficile… forse… puoi andare alla biblioteca, lì troverai qualche indicazione e per la strada non ci dovrebbero essere troppe guardie “

Sol gli disse “disegnami una mappa, le guardie non sono un problema come hai visto.  Quando sarò andato nascondete i cadaveri e se vi interrogano per caso direte la verità. Quanto tempo ho prima che qualcuno si accorga che le guardie mancano?”

La donna disse “per lo meno mezza giornata. Con il sangue che ci levano noi siamo deboli e due guardie bastano a tenerci a bada e fanno turni abbastanza lunghi perchè non hanno paura di distrarsi… anche se nessuno si ribella gran che” e lo disse con vergogna .

Sol si alzò e disse “bene, questa volta vi ribellerete una volta per tutte. quando sentirete il suono dell’ arpa a bocca su tutta la città allora fuggite.” uno degli altri disse “ma ci uccideranno!”

Sol lo guardo serio “a me sembrate già morti. per una volta potreste dimostrare il contrario”. Prese la mappa disegnata dalla donna , uscì e si avvicinò alla guardia della porta suonando l’ arpa e quella fu cadavere così velocemente che non fece a tempo a lasciar cadere l’ arma. Sol pensò che era facile. Per adesso.

CAPITOLO 8 – LE GUARDIE DELLA PORTA

Si svegliò prima dell’ alba ed uscì a pregare. Quando ebbe finito i primi raggi del sole si stavano spandendo e vide distintamente, nella luce ambrosiale, una piccola macchia di sole color verde brillante. Da quel raggio si espanse il buio. Un buio caldo, come non aveva mai visto ne sentito. Poi qualcosa che lo faceva vibrare nell’ abisso assoluto. Dal nulla una nebbia azzurra e luminosa si dirigeva verso il suo cuore che pulsava anch’ esso di azzurro. Poi luce rossa, come una voce che lo guidava. Improvvisamente il suo cuore divenne rosso e si unì a tutti gli altri cuori di tutti gli esseri viventi dell’ universo e tutti pulsavano all’ unisono. Pian piano in basso vide il terreno illuminato nuvole di spore verdi e infine una luce gialla abbacinante illuminò tutto e l’ interno di tutto e divenne il sole all’ orizzonte, che si stava levando e addolciva di colori tenui l’ aridità del deserto .

Il vecchio stava uscendo e lo vide. Lo scosse e gli chiese “cos’ hai visto?”. Sol non rispose, lo guardò e il vecchio fu spaventato. Poi disse “ho visto che è ora di andare” e sorrise.

Alle porte della città si sarebbe fatta festa per tutta la settimana, il vecchio disse a Sol che una massa di pellegrini stava andando nelle sale del re ed era per questo che avevano scelto quei giorni per entrare. Con la folla dei pellegrini la gente non fece caso ai piccoli gruppi di straccioni che, durante i giorni, arrivavano e si accampavano nei dintorni. Non videro per niente, impegnati come erano a far festa, la grande massa di straccioni che si stabiliva dalla parte del cimitero.

A metà della settimana il vecchio andò da Sol e disse: “siamo pronti, ma come sai noi non possiamo entrare perchè ci riconoscono. Devi entrare per primo ed aprirci dall’ interno o trovare qualcuno che lo faccia per te. Se fallisci non avremo altre occasioni per molto tempo”  Sol disse “Credo proprio che non fallirò” il vecchio fece una faccia strana “Mi vuoi dire cosa hai visto prima di partire?” Sol rispose “Non credo che capiresti… luci” il vecchio sorrise leggermente “Sì, tu non fallirai.” poi continuò “passa con i pellegrini ma dì alle guardie che vuoi andare a lavorare nei campi. Ti porteranno dai contadini, probabilmente tra loro troverai aiuto perchè non sono come gli uomini del re.”

Sol si diresse verso la porta insieme alla massa di pellegrini, le guardie controllavano i lasciapassare e Sol , che non lo aveva, disse di voler andare a lavorare nei campi. Allora le guardie lo scortarono verso una specie di ufficio dove uomini del re e uomini che parevano sani, stavano riempiendo carte e compilando documenti.

Un uomo si rivolse a lui: “cosa vuoi qui?” Sol rispose “sono qua per lavorare nei campi” allora l’ uomo chiamò qualcuno nella stanza accanto , ricevuta risposta affermativa diresse Sol verso la stanza dicendo “rivolgiti a lui chiamandolo signor capitano” e tornò ai suoi documenti. La stanza era ingombra di libri e carte, due uomini in armatura con vistose cicatrici verdi erano lì a discutere, uno si girò e si diresse verso di lui : “sei qui per i campi?” Sol rispose “sì signor capitano” l’ uomo si avvicinò , lo squadrò e poi vide la lama appesa al fianco e disse “sei armato?” Sol rispose “la uso per tagliare la legna e altre cose” il capitano si rivolse all’ altro e disse ” prendi la sua arma!” la guardia prese la lama , poi lo perquisì : gli tastò le spalle , il corpo, le gambe, poi gli guardò gli occhi e controllò le palpebre . Sol pensò che fosse per vedere se era malato. Il capitano prese la borsa di Sol e ne tirò fuori il pane e il formaggio che si era portato, gliela restituì e si rivolse all’ altro: ” scortalo dai contadini!” La guardia lo spinse avanti verso una porta e passata quella Sol vide che l’ entrata si restringeva fino allo spazio che era necessario per far passare due cavalli appaiati. Più avanti una seconda porta, più piccola. Quando si aprì  una guardia con una lunga asta li fece passare . Sol ebbe un brivido e pensò che c’ era qualche cosa che non andava. Perchè voltandosi indietro vide che la guardia con l’ asta non sorvegliava la porta, ma il corridoio che era davanti a loro. La gente poteva entrare, ma non poteva uscire!