Scendendo la scala buia Sol pensò che in fondo non era stata una buona idea, ma oramai quel che era fatto non si poteva disfare. Alla fine della scala un corridoio contorto di mattoni scuri e una debole luce rosata e azzurrina che permetteva appena di vedere dove si mettevano i piedi. Ad un certo punto, dall’ arco di un corridoio laterale spuntò, annusando per terra come per cercare qualche cosa, un grosso tapiro bianco e nero. Sol lo guardò per un attimo mentre l’ animale esplorava muri e pavimento con il suo naso a proboscide, poi disse “tu cosa ci fai qua?” il tapiro lo guardò con aria interrogativa, poi sorrise e disse “mangio i sogni cattivi! vedi come sono grasso?” poi tornò sui suoi passi e sparì da dove era venuto. Più andava avanti nel corridoio e più si faceva strada la musica di un’ arpa a bocca monotona e cattiva. Una voce bassa e tenebrosa ripeteva chissà quale mantra a tratti. Poi il corridoio si aprì su una grotta piena di spuntoni e Sol rabbrividì vedendo quello che succedeva al centro di una spianata.
Un uomo dalle spalle larghe seminudo, con una grande maschera piena di trecce e teschi danzava ritmicamente suonando un’ arpa a bocca e borbottando , nell’ incavo del gomito reggeva un bastone o una specie di lancia, alla cui punta era legato un contenitore che pareva una coppa, chiusa da un piatto. Dal bastone uscivano leggere nebbie lamentose color violetto e su tutta la spianata ardevano fiamme rosa e azzurre, come fuochi fatui. Intorno a lui ammonticchiati teschi e cadaveri da cui venivano lamenti, un odore orribile aleggiava e l’ uomo suonava e mormorava, suonava e mormorava e si confondeva con la nebbia e le fiamme. A Sol la vista parve confondersi e vide due uomini, poi tre, poi uno e poi un gigante e poi nulla e poi lo stesso uomo che danzava in vortici di leggera nebbia. Ad un tratto l’ uomo scosse la testa , prese in mano il bastone e fece un gesto verso di lui, lamenti si levarono e poi si spensero, tutto si calmò pian piano. L’ uomo battè il bastone per terra e con una voce profonda e roca disse “ti ho visto! “. Sol si riprese un attimo e si affrettò a dire “non volevo disturbarti, devo passare di qua per andare dal gigante.” . L’ uomo rise “solo per il fatto che sei qua non tornerai da qua. Per il gigante ci sono molte strade e tu scegli la più bassa. Credi di poter passare? Solo io conosco queste caverne, io e gli spiriti dei morti. Vuoi morire?” Sol rispose “no, voglio solo andarmene da qui, indicami la strada.” l’ uomo rise “oh, non vuoi disturbare eppure disturbi, non vuoi restare eppure non sai dove andare. Ci sono due vie: quei due corridoi la in fondo. Una porta al gigante, dall’ altra non potrai più tornare. Allora ti dirò quello che vuoi , chiedimi quale sia la via giusta, ma attento, io dico sempre la verità o mento sempre, questo non lo sai”. Sol rimase paralizzato. Se avesse chiesto quale fosse delle due la via, il negromante avrebbe potuto mentire oppure no. Quale domanda fare? Sentiva la stanchezza e lo sgomento . Arrivare fin lì e morire in modo così stupido. Morire per una domanda. Poi si calmò e pensò. Infine chiese “se io ti chiedessi se la via a destra porta dal gigante, cosa risponderesti?” il negromante parve sorpreso, poi iniziò a ridere fragorosamente e disse “risponderei sì. La tua intelligenza ti ha salvato. Ora lasciami con i miei morti” Sol chiese ancora “io devo uccidere il re, con il tuo potere potresti aiutarmi.” il negromante si portò l’ arpa alla bocca e disse “io non vedo re qua, solo morti. Vattene.” . Così Sol prese la strada a destra, mentre il negromante riprendeva a borbottare e le anime ad urlare disperate.