CAPITOLO 1 – UN UOMO CHE DOVEVA MORIRE

Il sole non si era ancora levato sul deserto ed un uomo camminava di buon passo verso l’ aurora.

Era molto tempo che viaggiava e quando attraversava il deserto non camminava mai di giorno , preferiva il fresco della notte che faceva risparmiare acqua, perchè nel deserto le abitudini si capovolgono e il sole è nemico e la luna amica. Tuttavia oggi la sua meta era vicina e l’ avrebbe raggiunta poco dopo il levarsi del sole, quindi avrebbe potuto camminare brevemente di giorno senza paura di perdere troppa acqua.

Nel deserto l’ acqua era la legge, poche ore bastavano a ridurre un uomo al limite della vita se non aveva l’ elemento essenziale per quell’ ambiente.

Si era svegliato all’ ora in cui la luna fa splendere i granelli di sabbia ed aveva pregato, poi aveva spento il fuoco e si era messo in marcia.

Pensava al suo passato ed alla ragione che lo aveva spinto a quel viaggio. Molti dicono che la miglior vendetta è vivere bene, ma in realtà, lui pensava, la miglior vendetta è semplicemente la vendetta.

Quella città che era la sua meta era stata la causa della sua rovina.

Dopo i fatti della grande acqua che aveva lavato il mondo, gli uomini sopravvissuti si erano organizzati , alcuni avevano costruito villaggi grandi e piccoli ma la maggior parte si era riunita nella grande città, come animali dopo la catastrofe.

Quell’ uomo che vagava nel deserto aveva visto il suo villaggio raso al suolo ed incendiato, la sua famiglia e i suoi amici uccisi barbaramente o messi in catene. Sapeva che erano venuti dalla città e che non avevano parlato se non per urlare ordini ai loro soldati. Erano venuti in nome del re, quello che chiamavano il re del mondo. Soldati coperti da armature dorate. Lui era stato messo in catene. Lo avevano portato sulle montagne, nelle cave di pietra che servivano a costruire le grandi mura. Per anni aveva lavorato e sudato e per anni aveva visto persone inneggiare alla ribellione, che non era mai avvenuta. Gli schiavi vivevano nei loro villaggi intorno alla miniera e finchè la quota di pietra veniva rispettata non avevano problemi e potevano organizzarsi come volevano.

La quota saliva sempre e quando non veniva rispettata arrivavano i soldati dalla città per la punizione. Aveva visto alcuni schiavi, molti, chiedere appoggio per andare a perorare la loro causa al re, per dire che le quote erano alte e il lavoro inumano, per migliorare le cose.

Erano partiti, ed erano tornati quando i soldati erano arrivati per la punizione, erano diventati soldati anche loro.

Altri viaggiavano tra la città e il villaggio degli schiavi, dicendo di lavorare per migliorare la situazione, ma se la quota di pietra si abbassava, si abbassava anche il tempo in cui dovevano ottenerla e la cosa non cambiava.

Eppure questi schiavi continuavano a viaggiare tra la città e il villaggio ed erano tanto occupati che non riuscivano a lavorare in miniera.

Meno braccia voleva dire più fatica per chi rimaneva, naturalmente. Un giorno come altri giorni arrivarono i soldati e gli schiavi si ribellarono una volta per tutte. Si batterono contro i soldati con ciò che avevano ma non bastò. Per punirli in modo esemplare li appesero agli alberi per lasciarli morire tutti. Un solo soldato rimase ad aspettare che uomini, donne e bambini avessero esalato l’ ultimo respiro. Fu un primo errore. Quell’ uomo era stato legato come gli altri, ma forse non era stato legato bene o forse gli dei non volevano che morisse. le corde cedettero e l’uomo cadde dall’ albero, il soldato si avvicinò per vedere cosa fosse successo e fu il suo secondo errore. Non ebbe il tempo di farne un terzo perchè con le ultime forze l’ uomo caduto divenne carnefice, a forza di colpi riuscì a far saltare l’ elmo al soldato ed a spaccargli la testa con una pietra. Si prese i vestiti, appese il cadavere ad un albero e da allora fu viandante.

Viaggiò per anni, cercando chi lo aiutasse a vendicarsi. Molti lo segnalavano alle autorità e lui doveva fuggire, altri gli chiedevano aiuto promettendoglielo a loro volta e poi gli voltavano le spalle, altri ancora lo prendevano per matto. Infine decise di fare da solo. 

La gente ride di questi uomini che tentano da soli di compiere imprese impossibili. E’ quando riescono a compierle che diventano eroi e chi ne ha riso li eleva su un piedistallo, per lo meno finchè non cadono. l’ umanità si comporta come le bestie da branco: rispettano il più forte finchè rimane forte e lo attaccano quando non lo è più.

Il sole spandeva i primi raggi quando il viandante iniziò a vedere i primi segni di vegetazione bassa e spinosa e all’ orizzonte una sagoma scura e lontana. Non vi diede troppo peso perchè sapeva che a volte l’ aria calda fa brutti scherzi nel deserto e che certe cose non sono dove sembrano o sono più lontane di quello che sembrano. Continuò a camminare e presto vide alberelli dall’ aspetto rinsecchito e qualche rara foglia. Infine, quando il sole stava cominciando la sua corsa, la sagoma divenne quella di una città turrita, fatta di una pietra che il viandante conosceva bene.

Avvicinandosi si rese conto che non era venuto dalla parte della grande porta , che come aveva saputo era l’ unica maniera di entrare nella città, perchè davanti a lui , a ridosso delle titaniche mura, c’ erano lapidi e cappelle corrose, tumuli e steli. Era un cimitero.

CAPITOLO 0 – LE PIETRE CALDE

Il Re del Mondo è morto. Padre Adam giace nella polvere ai piedi del suo altare. L’ eterna città di Agarthi , le cui torri avrebbero dovuto dominare l’ orizzonte finchè il sole non fosse sorto e la luna tramontata, non è che un cumulo di pietre nel deserto. L’ esercito degli straccioni l’ ha demolita, l’ ha fatta crollare sotto il peso della sua giusta furia. i soldati sono morti, le loro armi riforgiate, le loro armature dorate rifuse, perchè di loro non deve rimanere neanche il ricordo.

Eppure io sono qui, la mia memoria è viva, ormai solo quella. Mi contendo il pane con le piccole volpi del deserto che tra queste rovine cercano qualche lucertola da mangiare. Rivolgo la mia preghiera al sole, alla luna ed al fuoco come i miei padri fecero prima di me, passo le giornate a cercare pietre dove incidere la storia di quell’ uomo che è stato la causa scatenante di tutto questo. Un nuomo che volle fare giustizia, si trovò alla testa di un esercito e diede il via alla disfatta del re del mondo. Quanti anni sono passati da quando sono stato principe? Non lo so più . Quell’ uomo mi lasciò la sua lama e il compito di ricordare per sempre e questo io faccio. Prendo le pietre calde, le incido così che quando non sarò più qualcuno possa leggere quello che è stato. Che cosa è stato? è stata la parabola di un regnante che conquista e poi vede il suo regno disfatto? Oppure le imprese di un eroe che solo per giustizia volle fare quello che nessuno aveva il coraggio di fare? Giudicherà chi legge. forse è più complicato o forse più semplice. forse è così che va il mondo e noi passiamo su questa terra come un fulmine nelle nuvole, una bolla in un torrente; per quanto grandi siamo di noi non rimane niente, solo pietre e polvere. Quando anche il ricordo di noi svanisce, il nostro fantasma scompare e non fa più paura.

Non era un uomo ne grande ne piccolo, a vederlo non si sarebbe detto che potesse fare tutto quello che ha fatto, ma qualcuno ci ha creduto e tutto è cambiato. Poi se ne è andato senza lasciare niente se non la sua storia, perchè mi ha detto che più importanti della vita di un uomo sono le storie che la gente ne racconta, e quanto misere diventano queste storie quando si conoscono le facce dei protagonisti!

Quando si presentava diceva che era uno schiavo e che il suo nome era Sol.

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